Specie / Generi di Rosaceae in questa pagina

  1. ALBICOCCO
  2. CILIEGIO
  3. CILIEGIO DA FIORE – INVERNALE
  4. CRATEGUS – BIANCOSPINO
  5. FOTINIA
  6. LAUROCERASO
  7. MELO
  8. MIRABOLANO
  9. NESPOLO DEL GIAPPONE
  10. NESPOLO GERMANICO
  11. PERO
  12. PESCO
  13. PRUGNOLO
  14. PYRACANTHA
  15. ROSE
  16. SORBO MONTANO
  17. SPIREA
  18. SUSINO

 

La Famiglia delle Rosaceae è diffusa in tutto il mondo comprendente circa 5000 specie e 90  generi  fra erbe, arbusti e alberi, tra cui moltissime di grande importanza per l’economia umana (scopi alimentari, ornamentali, medicinali, foraggere e industriali). Sono presenti anche numerosi incroci ed innesti sia a scopo alimentare che “da fiore” tanto che non è sempre facile l’inquadramento delle specie.  Oltre al genere Rosa che dà  il nome alla famiglia e presenta importanza soprattutto ornamentale, ricordiamo, perchè presenti nel “nostro parco”, il genere Prunus , il  Crataegus (varietà di Biancospino), il Pyrus (varietà di peri) ed il Malus (varietà di meli).
Il genere Prunus  in particolare comprende oltre 200 specie arboree e arbustive a fogliame persistente o deciduo, solitamente con frutti commestibili e fioriture delicate; hanno generalmente foglie alterne, semplici, fiori ermafroditi bianchi o rosa riuniti in racemi o corimbi, il frutto (drupa), presenta una parte esterna carnosa ed una interna legnosa. Nel genere Prunus sono comprese numerose varietà di piante con frutti commestibili  (ciliegio, susino, albicocco, mandorlo, pesco) e specie ornamentali, come il ciliegio giapponese, il pesco cinese, il pero e melo da fiore, il  lauroceraso ….

ALBICOCCO (Prunus armeniaca)

Sinonimi:Provenienza: Cina, Asia Centrale, Iraniano caucasica. — Famiglia: Rosaceae

Albero di media grandezza (5-8 m), viene mantenuto inferiore ai 3 metri nelle coltivazioni; chioma sferica elegante.

Foglie: alterne, portate da lunghi piccioli, ovate o rotonde, bruscamente acuminate all’apice, con il margine doppiamente seghettato. All’inizio della loro formazione si presentano rossicce, in seguito diventano di un bel colore verde intenso, lucide, sempre lisce.

Fiori: nella seconda metà di febbraio, prima della fogliazione, le gemme si rigonfiano e sul ramo compaiono dei bottoni di un bel rosa intenso. In marzo i peduncoli dei bottoni fiorali si allungano e i sepali (simili a piccole foglie che stanno al di sotto dei petali) si separano e lasciano intravedere i 5 petali dei fiori bianco-rosati, leggermente a coppa, e gli stami gialli di diversa lunghezza. I fiori sul ramo sono per lo più unici o appaiati.

Frutti: sono delle drupe vellutate con un solco longitudinale che a maturazione, in estate, presentano un bel colore giallo scuro-arancione con sfumature rossastre. La polpa è carnosa, dolce, molto apprezzata, contiene un guscio legnoso che protegge il seme “tossico” per il genere umano.

Utilizzo/Particolarità: Introdotto in Europa dagli arabi moltissimi secoli or sono a scopo alimentare. Esistono molte varietà coltivate nelle varie regioni italiane. Eccone alcune: Precoce d’Imola e Reale d’Imola, Boccuccia, Cafona, Canino.

Per saperne di più: Wikipedia ————–Agraria.org

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

ALBICOCCO


CILIEGIO (Prunus avium)

Sinonimi: Ciliegio dolce, ciliegio degli uccelli — Provenienza: Europa, Anatolia, Maghreb, Asia occidentale — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale, Parco Camilleri, Scuola Marco Polo, Scuola Montessori

Si tratta di un albero deciduo che cresce dai 15 ai 25 metri di altezza. La pianta vive solo 80-100 anni. Gli alberi giovani mostrano una forte crescita con dominanza apicale. La corteccia, a più strati, è bruno chiara, rossastra che si screpola con l’età. Il legno di un bel colore rosato, lucido elastico è utilizzato per la costruzione di mobili.

Foglie: caduche, alterne, ovoidali ad apice acuto, lunghe 7-14 cm e larghe 4-7 cm, con margine dentato, lucide, di un verde pallido o brillante nella parte superiore, con nervature ben evidenti. Presentano tipicamente due o tre nettarii (piccole ghiandole nettarifere rosse extrafloreali) situate sul picciolo alla base delle foglie.

I fiori ermafroditi, peduncolati sono disposti in corimbi di due-sei elementi, ciascuno del diametro di 2,5–3,5 cm, con cinque petali bianchi;  gli stami presentano antere gialle. L’impollinazione è dovuta alle api o altri insetti.
Nel nostro parco il massimo della fioritura si manifesta a fine marzo.

I frutti , drupe carnose (ciliegia) di 1–2 cm di diametro,  vengono mangiate da molti animali ed uccelli che poi disperdono il seme nell’ambiente.

Per saperne di più: Acta Plantarum – Per i bimbi: “come riconoscere i Ciliegi” da WikiHow

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

CILIEGIO

CILIEGIO DA FIORE spp

Famiglia: Rosaceae
Esemplari a Bollate: Parco Centrale
(Probabilmente si tratta di un ‘Prunus Incisa‘ caratterizzato da fiori con petali rosa a strato unico e calice rosso)

CILIEGIO CERASO (Prunus cerasus)

Sinonimi: ciliegio “acido”, Amareno, Visciolo, Amarasco, Marasca, Amarena — Provenienza: Grecia, Mar Nero — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale

È un albero o arbusto alto dai 2 agli 8 metri con chioma piramidale e foglie dalla lamina di 5-8 cm e picciolo più piccolo rispetto al ciliegio selvatico, seghetate, con faccia superiore lucida e picciolo.
Si riconoscono 3 varietà (a volte considerate sinonimi):

  • Amareno (la varietà più diffusa), con frutti di colore rosso chiaro e sapore amarognolo, leggermente acido (le amarene);
  • Visciolo, con frutti di colore rosso intenso e sapore relativamente dolce, leggermente acido (le visciole);
  • Marasco, con frutti piccoli di colore rosso-nerastro e sapore molto amaro e acido (le marasche).

I fiori ermafroditi, emessi prima del fogliame, bianchi, hanno un diametro di 2-3 cm con petali bianchi, in piccole ombrelle di 2-4 elementi su peduncoli di 3-4 cm.
I frutti (amarene), portati da un peduncolo corto e sottile, hanno forma sferica di 10-15 mm, colore rosso vivo che scurisce con la maturazione, sapore amarognolo, leggermente acido.

Per saperne di più: Acta Plantarum

CILIEGIO INVERNALE (Prunus X subhirtella “autumnalis”)

Sinonimi: Prunus pendula, winter-flowering cherry, spring cherry — Provenienza: Ibrido – Giappone — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale

Il ciliegio “invernale” è un piccolo albero di origine giapponese utilizzato nelle sue molteplici varietà a scopo ornamentale per le fioriture decorative e abbondanti che cominciano già a fine inverno. Anch’esso riconoscibile per la presenza di 1 o 2 di ghiandole nettarifere alla base delle foglie.

I fiori sono semplici o doppi, simili a quelli del ciliegio selvatico, ma presentano colore bianco-rosato. Nel “Nostro Parco” sono presenti due esemplari che iniziano a fiorire già a febbraio.

Le foglie sono simili a quelle del ciliegio selvatico ma presentano delle ghiandole nettarifere differenti (vedi)

Per vedere le molteplici varietà di “Prunus subhirtella” vedi Università di Trieste

CILIEGIO A GRAPPOLI (Prunus padus)

Sinonimi: Pado — Provenienza: Nord Europa — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale

È un albero o arbusto, può raggiungere i 20 metri frequentemente con ramificazioni pendenti; la corteccia di colore grigio scuro è piuttosto liscia e tende a sfaldarsi in piccole “lenticelle” chiare; se incisa ha la particolarità di emanare un cattivo odore. Resiste bene alla siccità ed all’umidità.

Foglie: alterne lunghe 6-13 cm larghe 4-7 cm, con peduncolo di 2-3 cm. ovate, finemente seghettate, punta arrotondata, lievemente grinzate consistenza morbida. Il picciolo presenta generalmente 2 ghiandole nettarifere in prossimità del lembo fogliare. In autunno è apprezzato per il colore delle foglie che variano dal giallo-arancione al rosso amaranto.

Fiori profumati, ermafroditi in folti grappoli semplici lunghi 10-15 cm.; i singoli fiori, portati da peduncoli di 1-2 cm, presentano 5 petali bianchi obovati, stami parzialmente fusi col calice, antere gialle. Fiorisce ad aprile-maggio dopo il ciliegio selvatico.

Frutti sono piccole drupe sferiche, simili a bacche, di colore virante dal verde al rosso al nero-violaceo, lucide, maturanti a metà estate, sapore aspro ed amaro (dovuto al tannino). Sia le foglie che la corteccia ed il frutto contengono cianuro.

Utilizzo/Particolarità: il pado è una specie frequente in Europa centrale e settentrionale, sporadica nel nord Italia ancora poco conosciuta nelle nostre regioni; il suo intenso profumo di mandorla attrae molti insetti, specie api e farfalle e i suoi frutti amari sono molto appetiti dagli uccelli.
Per l’intensa fioritura è anche considerato una specie ornamentale e viene coltivato per abbellire parchi e giardini.
In Europa orientale viene usato per produrre liquori aromatizzati e per la tintura della lana, alla quale conferisce una tinta leggermente lilla. Il legno e la corteccia contengono una tossina caratterizzata da un odore e un sapore forte che agiscono come una difesa efficace contro gli erbivori.

Per saperne di più: Acta Plantarum
CILIEGIO DA FIORE – INVERNALE

BIANCOSPINO COMUNE (Crataegus monogyna)

Sinonimi: Azaruolo selvatico, Spino bianco — Provenienza: Europea — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale

Arbusto o piccolo albero, a fogliame deciduo, che raggiunge 2-5 m di altezza, raramente i 10 m. Ha una crescita molto lenta e può vivere 500 anni. Presenta una chioma globosa o allungata e tronco sinuoso, con corteccia compatta, liscia di colore grigio-chiaro nelle piante giovani, brunastra che si sfalda a placche negli esemplari vecchi. I ramoscelli laterali terminano frequentemente con spine aguzze lunghe sino a 2 cm.

Le foglie caduche sono alterne, semplici, di colore verde brillante e lucide nella pagina superiore, più chiare nella pagina inferiore, lamina romboidale o ovale, con 3-7 lobi molto profondi (simili al prezzemolo) segno distintivo rispetto al Biancospino Selvatico o a quello di Lavalle. Presenta evidenti brattee alla base del piccolo.

I fiori, profumati, compaiono nel nostro parco nei primi di aprile, sono di colore bianco o leggermente rosato, sono ermafroditi, a 5 petali con un solo stilo ed antere rosate/rosse; i fiori sono riuniti in gruppi.

I frutti (in realtà falsi frutti perché derivano dall’accrescimento del ricettacolo fiorale e non da quello dell’dell’ovario) sono piccoli pomi di circa 7-10 mm di diametro, riuniti in densi grappoli, rossi e carnosi a maturità; contengono un solo nocciolo di colore giallo-bruno.

Particolarità: dai ritrovamenti effettuati si presume che nel Neolitico i semi del Biancospino fossero utilizzati come alimento. Nell’antica Grecia e a Roma il Biancospino era considerato una pianta fortemente simbolica legata alle idee di speranza, matrimonio e fertilità. Il Cristianesimo trasformò la simbologia di questa pianta; presumibilmente la corona di spine di Cristo era di Biancospino, perciò la pianta divenne simbolo di morte e di sorte avversa. L’associazione Biancospino/morte, fu rafforzata dallo sgradevole odore dei fiori di alcune specie europee.

Per saperne di più: Acta Plantarum

BIANCOSPINO DI LAVALLE (Crataegus x lavalley)

Provenienza: Europea , originario della Francia (ibrido tra il C. crus-gallo e il C. mexicana) — Famiglia: Rosaceae
Esemplari a Bollate: Parco Centrale

Piccolo albero deciduo dal portamento espanso, molto ornamentale in primavera per l’abbondanza dei suoi fiori bianchi e in autunno-inverno per i suoi frutti rossi; raggiunge un’altezza media di circa 7 m. La chioma ha una forma ovale che tende ad allargarsi col tempo ed è moderatamente fitta.

Le foglie sono alterne, ovali (non lobate come il Biancospino Comune), con margine seghettato, e misurano da 8 a 15 cm; sono di colore verde brillante durante la stagione vegetativa e diventano rosso-bronzo in autunno, rimanendo attaccate alla pianta fino ad inizio inverno.

Fiorisce in aprile-maggio; i fiori bianchi sono larghi fino a 2 cm, disposti in larghe ombrelle.

I frutti (falsi frutti) sono piccoli pomi di color rosso-arancio; sono riuniti in grappoli e rimangono sulla pianta fino a febbraio e sono molto graditi agli uccelli (frutti più grandi e persistenti del B. Comune).

Utilizzo/Particolarità: molto rustico, resiste all’inquinamento atmosferico, perciò è adatto a zone difficili come arbusto o come alberello da marciapiede o terrazza.

BIANCOSPINO SELVATICO (Crataegus oxycantha o laevigata)

Sinonimi: Biancospino selvatico, mayflower (fiore di maggio) — Provenienza: Europea — Famiglia: Rosaceae

Arbusto o piccolo albero, chioma globosa o allungata, irregolare dal fogliame deciduo; tronco sinuoso, spesso ramoso sin dalla base; corteccia compatta, di colore grigio chiaro che diviene in seguito bruno-rossastra, rami di colore bruno rossastro con abbondanti spine acute di 6-15 mm.

Le foglie sono alterne, semplici, ellittiche o obovate, cuneate alla base, con 1-2 lobi per lato poco profondi

Fiorisce tra aprile e giugno; i fiori bianchi sono ermafroditi e si presentano riuniti in gruppi di 5-10.

I frutti (falsi frutti) sono piccoli pomi ellissoidali, di 8-10 mm di diametro, riuniti in grappoli; sono rossi e contengono 2/3 semi ossei di colore giallo-bruno

Utilizzo/Particolarità: Il legno di colore rosso giallastro, molto compatto e duro, può essere impiegato per lavori al tornio. In tempo di guerra i semi di Biancospino tostati venivano utilizzati come surrogato del caffè e la polpa dei frutti essiccata come additivo della farina.
In Europa nel Medioevo i frutti venivano utilizzati per fare il vino.
In Gran Bretagna i fiori del Biancospino compaiono a maggio e per questo la pianta in inglese è chiamata mayflower ( fiore di maggio), come la nave che condusse in America i padri pellegrini.

Per saperne di più: Acta Plantarum
 

 

Crategus SPP del Parco Centrale M.L.King

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

CRATEGUS – BIANCOSPINO

FOTINIA (Photinia serrulata o x fraserii)

Sinonimi:Provenienza: Cina- Giappone Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Expo 2015

Arbusto o piccolo albero sempreverde di origine orticola, eretto che può raggiungere i 6 m di altezza, adatto a formare siepi divisorie; nato da un incrocio tra Photinia glabra x Photinia serratifilia.
Il Genere Photinia comprende circa 40-60 specie fra arbusti ed piccoli alberi per lo più sempreverdi. Il loro nome deriva dal greco “brillante” e si riferisce alle foglie spesso lucide; il loro frutto è una piccola mela con diametro di 4-12 mm che permangono sui rami fino all’autunno.Foglie: perenni sempreverdi che possono raggiungere anche i 20 cm di lunghezza, ellittiche o inversamente lanceolate, con apice acuto, coriacee con bordo finemente dentato, di colore rossastro-bronzo quando germogliamo o invecchiano, verde scuro e lucide a maturità.Fiori:n tarda primavera compaiono grandi infiorescenze a corimbo (fino a 15 cm di diametro) costituite da piccoli fiori a cinque petali, a piattino o coppa, di colore bianco.Frutti: piccole bacche rosse di 0,5 cm che compaiono in autunno.Utilizzo/Particolarità : per la fittezza delle foglie, la varietà del colore delle sue foglie, la bellezza della sua fioritura primaverile viene utilizzata come siepe per delimitare spazi o angoli di giardino.
Per saperne di più: Wikipedia

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

FOTINIA

LAUROCERASO (Prunus laurocerasus)

Sinonimi: Lauro regio, Lauro imperiale — Provenienza:Asia Minore, Europa sud-orientale e Medio Oriente — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco centrale, Scuola Montessori, Scuola Marco Polo, Giardino dei Giusti

Alberello sempreverde che può raggiungere i 15 metri di altezza, ma più frequentemente cespuglio o arbusto con chioma ovale o globosa dal tronco ramificato sin dalla base, molto robusto. La corteccia è bruno-nerastra, ruvida. Può vivere anche più di 100 anni.

Foglie: alterne, persistenti anche in inverno, coriacee, spesse anche 1-1,5 mm, oblunghe e tondeggianti verso l’apice (10-15 cm x 3-8cm), con margine liscio o con piccola seghettatura e apice appuntito. Le foglie sono verde scuro, lucide, molto più chiare quando giovani, tutte con faccia inferiore più chiara.

Fiori: i fiori sono bianchi raccolti in una infiorescenza eretta a racemo di 8-10 cm, ermafroditi, dal profumo pungente, gradevole. La fioritura si realizza tra marzo e maggio.

Frutti:

drupe tossiche, grandi come piselli, che quando maturano in autunno assumono una colorazione nero-violacea.

Utilizzo/Particolarità: Viene utilizzato per siepi o come arbusto ornamentale per le sue foglie persistenti a rapido accrescimento. Tollera il freddo e le drastiche potature. Si ricorda che è tossico in tutte le sue parti (acido cianidrico).

Per saperne di più: Wikipedia

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

LAUROCERASO


MELO SELVATICO (Malus sylvestris)

Sinonimi: Melastro — Provenienza: Europea — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale, Scuola Montessori, Giardino dei Giusti

Il melo è un piccolo albero deciduo di 5-12 metri di altezza, con una chioma densa ed espansa e apparato radicale superficiale, longevo (anche 80 anni). Può essere potato basso e mantenuto come arbusto soprattutto a scopo ornamentale. Negli esemplari giovani la corteccia è grigio-bruna, piuttosto liscia, mentre negli esemplari più vecchi tende a sfaldarsi in placche.

 

Le foglie sono decidue, lunghe 3-4 cm, alterne, ovate con apice acuto e base arrotondata, margine fittamente seghettato, ricoperte da una peluria biancastra sulla faccia inferiore che tende a scomparire con l’avanzare della stagione.

I fiori, riuniti in inflorescenze di 3-7 elementi , sono ermafroditi di colore bianco-rosato esternamente e bianco internamente, con corolla a 5 petali sub tondi non sovrapposti di 10-15 mm; gli stami presentano antere gialle (non rosse come i peri); l’impollinazione è anemofila. La fioritura nel nostro parco inizia a metà aprile.

I frutti (pomi) sono globosi o globosi-ovoidi di 2-3 cm di diametro, giallo-verdastri, a volte con striature rossastre, molto profumati a maturità, ma di sapore aspro; racchiudono circa 10 semi che contengono modeste quantità di cianuro e possono causare avvelenamenti se consumati in dosi abbondanti. Maturano in autunno e si disgregano in inverno.

Utilizzo/Particolarità: dalla domesticazione del Melo Selvatico, fin dall’antichità l’uomo ha ottenuto il Melo Domestico che si differenzia, oltre che per i frutti più grossi e dolci, per le foglie inferiormente tomentose anche in estate; inoltre i rami non sono spinescenti. Tuttora usato come portainnesto per la coltivazione di varietà di Malus Domestica.

Esistono molte speci di “Meli da fiore” ottenuti con incroci, fra cui anche meli con foglie e fiori rossi (uno presente anche nel nostro parco)

Per saperne di più: Acta Plantarum

Melo con portamento arbustivo del Giardino dei Giusti di via Perlasca a Bollate

Malus varietà rubra o purpurea SPP (eradicato nel 2017 perché ammalato)

MELO DA FRUTTO (Malus domestica)

Sinonimi: Melo da frutto– Provenienza: Europa —  Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Scuola Montessori, Parco Camilleri

Il melo da frutto è simile al Melo silvestre, ma è più imponente e produce frutti più grandi selezionati per l’alimentazione. E’ un albero deciduo che può raggiungere anche 8-10 metri di altezza, con una chioma densa ed espansa e apparato radicale superficiale, longevo (anche 80 anni). La corteccia è grigio-bruna, piuttosto liscia rispetto ad altri alberi da frutto.

Le foglie sono decidue, lunghe 3-4 cm, alterne, ovate con apice acuto e base arrotondata, margine seghettato, ricoperte da una peluria biancastra sulla faccia inferiore anche a maturazione (a differenza del Melo silvestre).

I fiori compaiono ad aprile-maggio e sono riuniti in inflorescenze di 3-7 elementi; sono ermafroditi di colore bianco-rosato esternamente e bianco internamente, con corolla a 5 petali sub tondi non sovrapposti di 25-30 mm; gli stami presentano antere giallo-brune (non rossastri come nei peri); l’impollinazione è anemofila.

I frutti  detti pomi o mela comune, in realtà falsi frutti (il vero frutto è il torsolo),  sono globosi di 5-9 cm di diametro, inizialmente verdi, a maturazione diventano giallo-verdastri o rossi a seconda delle varietà; con polpa gradevole in genere dolce.

Utilizzo/Particolarità: è stato ottenuto fin dall’antichità dal Melo selvatico per produrre frutti più grossi e dolci, più adatti all’alimentazione. Esistono numerose varietà e cultivar.

Nel giardino della scuola Montessori, posteriore vicino al “Montessorto”, erano stati messi a dimora due piccoli meli da frutto varietà “Golden”,  purtroppo recentemente eliminati perché parassitati.

Nel Frutteto del Parco Camilleri di Cassina Nuova di Bollate sono stati messi a dimora, a scopo didattico, meli da frutto di differente varietà, vi ritroviamo: Melo Annurca, Melo Granny Smith e Melo Starking.

Per saperne di più: Acta Plantarum

MELO ORNAMENTALE DA FIORE

Esemplari a Bollate: Parco Expo 2015

E’ il capostipite di numerosi ibridi molto scenografici (es. Malus floribunda, Malus ‘Evereste’): alcuni alti sino a 6 m, altri con fiori solo bianchi o con frutti di un rosso molto intenso.
Originario del Giappone viene oggi coltivato diffusamente per lo splendore della sua fioritura e l’abbondanza dei piccoli frutti.Foglie: semplici, con lamina ellittica 5-6 cm x 2-3 cm, margine doppiamente seghettato, apice acuto.Fiori:  compaiono dopo l’emissione delle foglie in aprile-maggio. Sono riuniti a piccoli gruppi di 3-9 elementi in una inflorescenza a corimbo e formano ciuffetti di colore rosa intenso quando sono ancora in bocciolo; quando i fiori si schiudono il colore dei petali diventa bianco.

Frutti:  piccoli pomi di colore dal verde-giallo al rosso intenso se esposti al sole, di 1-2 cm dal sapore aspro, che rimangono sui rami senza foglie anche in inverno, caratteristica che li fa apprezzare dal punto di vista ornamentale.

Per saperne di più:

MELO COTOGNO (Cydonia oblonga)

Provenienza: Asia Minore e Caucaso poi Europa e Cina – Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Scuola IQBAL MASIH

È uno dei più antichi alberi da frutto, coltivato già nel 2000 a.C. dai Babilonesi, tra i Greci era considerato frutto sacro ad Afrodite. Attualmente è l’unica specie del genere Cydonia (non è quindi un Malus).
Piccolo albero o arbusto che può raggiungere 5-8 metri d’altezza. Tronco marrone chiaro liscio.

Le foglie sono decidue, alterne, lunghe 5-10 cm, ovate base arrotondata, margine liscio, finemente pelose (pubescenti).

I fiori compaiono ad aprile-maggio, a 5 petali con corolle di 5-7 cm di diametro; sono ermafroditi di colore bianco o lievemente rosate, stami gialli con antere verdi chiare; l’impollinazione è anemofila.

I frutti detti cotogne, maturano fra settembre ed ottobre, sono di color giallo intenso, grandezza variabile, per lo più asimmetrici, maliformi o piriformi. Sono ricoperti da fine peluria che scompare a maturazione. La polpa ed il torsolo sono particolarmente duri. Il sapore è peculiare, per lo più asprigno, astringente perché ricco di tannino.

Utilizzo/Particolarità:
Il frutto era molto consumato fino a un secolo fa, ma ad oggi è diventato una rarità ed è considerato nei frutti dimenticati o minori.
Il frutto è usato per la preparazione di confetture, gelatine, mostarde, distillati e liquori. Ottima è anche sciroppata. La cotognata, gelatina semisolida in piccoli pezzi, è molto famosa nella Sicilia orientale, a Lecce e nel Basso Lodigiano, soprattutto a Codogno.
I frutti venivano posti negli armadi e nei cassetti per profumare la biancheria

Per saperne di più: Wikipedia

Ultimo agg.: 27 Gen 2022

MELO

MIRABOLANO VARIETA’ SCURA (Prunus cerasifera ‘Pissardii Nigra’)

Sinonimi: Ciliegio-Susino, Amolo — Provenienza: Europa sud orientale, Caucaso e dell’Asia occidentale — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale, Madonna in Campagna

Albero alto fino a 8 metri circa a fusto eretto, a volte contorto così come le sue ramificazioni. E’ uno dei primi alberi che fioriscono a marzo-aprile, prima o insieme alle foglie.

Foglie decidue, alterne, di 3-7 centimetri di colore da verde scuro fino a rosso-violaceo con lamina ovoidale-ellittica con il margine seghettato e una nervatura marcata.

I fiori presentano peduncoli di 1-2 centimetro, sono larghi più di 2 cm e hanno petali rosei e gli stami presentano venature rossastre. Fioriscono da metà marzo-aprile prima della comparsa delle foglie.

Il frutto, “ciliegia-susina”, è una drupa sferica larga fino a 3 cm scura.

Nel Nostro Parco è presente, ma meno rappresentata, la varietà “chiara” di Mirabolano (Prunus cerasifera), con foglie verdi, fiori con petali chiari, drupe giallo-rosea a maturità.

Per saperne di più: Acta Plantarum——- Agraria.org

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

MIRABOLANO

NESPOLO DEL GIAPPONE (Eriobotrya Japonica)

Sinonimi: Nespolo Japonico– Provenienza:Giappone e Cina, dall’800 diffuso anche in Europa — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Giardino dei Giusti, Scuola Marco Polo, Scuola Montessori, Parco Centrale (giro esterno),

Albero sempreverde dalle ridotte dimensioni (fino a 8-10 metri) con chioma ampia tendenzialmente sferica, tronco diritto, corteccia grigio scura. Ne esistono molte varietà ottenute in serra (cultivar) per valorizzare l’aspetto ornamentale o il sapore. Non va confuso con la “nespola comune” (Mespilus germanica) anch’essa rosacea, oggi raramente coltivato e commercializzato.

Foglie: persistenti ovalari di dimensioni elevate (sino a 25 cm x 10 cm), appuntite, coriacee, rugose, con nervature evidenti; sono di colore verde scuro e lucide nella pagina superiore mentre la pagina inferiore è verde pallido, pelosa.

Fiori: compaiono nel tardo autunno (da fine ottobre-novembre) all’apice dei rami e durano anche fino a febbraio. Sono infiorescenze formate da fiori ermafroditi di ridotta dimensione, bianco crema, rosati, molto numerosi, coperti da fitta peluria e portano 20 stami e 5 pistilli. Sono molto amati dalle api che li impollinano nel tardo autunno.

Frutti: sono pomi (drupe) che iniziano a formarsi nel tardo autunno e maturano all’inizio della  primavera. Sono simili per colore e dimensioni alle albicocche con forma a uovo, buccia piuttosto sottile, poca polpa arancione di sapore dolce insipido e contengono 1-5 grandi semi centrali.

Utilizzo/Particolarità: albero molto amato sia per i suoi dolci frutti sia  per le sue qualità ornamentali grazie alle sue foglie presenti anche in inverno, all’infiorescenza profumata invernale e per i frutti colorati in primavera. I nespoli sono delle piante rustiche e, per tale ragione, sono in grado di sopportare senza problemi il gelo delle nostre regioni. Crescono meglio nelle regioni calde dove fiori e frutti durano più a lungo e viene prodotto un buon miele.

Per saperne di più: Acta Plantarum ————– Wikipedia ————–Agricoltura.org

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

NESPOLO DEL GIAPPONE

NESPOLO GERMANICO (Mespilus germanica)

Sinonimi: Nespolo Comune — Provenienza:Europa Sud Orientale – Persia secondariamente in Germaina — Famiglia: Rosaceae

Albero da frutto di piccole dimensioni o arbusto alto fino 4–5 m, di larghezza spesso superiore all’altezza; ha una crescita lenta ma vive a lungo, più di 100 anni, e resiste molto al freddo. I giovani rami possono avere peluria o spine. Corteccia è grigio-marrone, liscia all’inizio, si spacca in lamine sottili con l’età.Oggi è diffuso in tutta Europa come pianta spontanea nei boschi di latifoglie.

Foglie: sono grandi ovali con corto picciolo, caduche (a differenza del Nespolo del Giappone), con margini lisci, talora dentellate solo all’apice. Inizialmente opache con leggera peluria sulla pagina inferiore, divengono in autunno di uno splendido colore ramato.

il 5 maggio

Fiori: compaiono a fine maggio o giugno, dopo la comparsa delle foglie al vertice dei rametti fruttiferi sono solitari, ermafroditi a 5 petali bianchi o pennellati di rosa, molto visitati dalle api.

I Frutti sono piccoli pomi (drupe) di circa 2-3 cm di diametro, un po’ a forma di pera, con parte terminale appiattita ed aperta, contengono alcuni semi grossi e duri. Si raccolgono a novembre ma non si consumano freschi, perché duri e con sapore acido; possono essere mangiati solo in tardo autunno quando iniziano a decomporsi (trasformazione enzimatica della polpa che riduce il contenuto di tannino). Dopo maturazione hanno un alto contenuto di zuccheri (circa 20%).

Utilizzo/Particolarità: coltivati a scopo ornamentale e come albero da frutto. Da questo frutto si ottengono: marmellate, gelatine, salse e varie preparazioni culinarie e si prepara un liquore di sapore dolce e gradevole. In passato era apprezzato in alcuni comuni del cuneese ove era al centro di feste popolari quando si producevano dei dolci ripieni di marmellata di nespolo.
Attualmente viene preferito il Nespolo del Giappone che viene coltivato in modo più estensivo.

Per saperne di più: Wikipedia ————–Agraria.org

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

NESPOLO GERMANICO

PERO (Pyrus communis)

Sinonimi: Pero comune, European Pear — Provenienza: Europea e Asia Sud-occidentale – Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale, Scuola Montessori

Albero in genere piccolo raramente può raggiungere i 20 metri di altezza. La chioma ha forma piramidale o irregolare, il tronco ha scorza grigio brunastra che si fessura con l’età e presenta profonde e caratteristiche placche quadrangolari.

Le foglie sono decidue, alterne, con picciolo ornato di stipole; forma variabile, per lo più ovalari, talora ad apice acuto, finemente dentate; sono leggermente coriacee con superficie superiore più scura.
Nel nostro parco la fioritura inizia a fine marzo.

I fiori sono riuniti in corimbi con peduncolo e calice tomentoso; la corolla è composta da 5 petali ovati bianchi o lievemente rosati; gli stami presentano antere rosso violacee (a differenza di quelle del ciliegio che sono gialle).

i Frutti sono tipicamente piriformi commestibili.

L’uomo ha selezionato a scopo alimentare varietà che producono frutti più grandi e con differenti caratteristiche/sapore.

  • I peri del “frutteto della Montessori” producono “Pere Coscia“,  cultivar italiano caratterizzato da frutti medio-piccoli, con buccia verde che vira al giallo quando il frutto raggiunge la maturazione.
  • Nel frutteto del Parco Camilleri di Cassina Nuova di Bollate sono stati messi a dimora, a scopo didattico, peri da frutto di differente varietà, vi ritroviamo: Pere Decana  e Pere Conference.
Per saperne di più: Acta Plantarum

Specie o Varietà simili:

PERI ORNAMENTALI DA FIORE (Pyrus calleryana ‘Chanticleer’)

Sono molto diffusi nei parchi o lungo le strade urbane (come in via Montessori e via 4 Novembre di Bollate), hanno una dimensione più contenuta, spesso piramidali, presentano una bella fioritura a metà marzo, prima delle foglie,  non producono frutti.

PERO Selvatico (Pyrus pyraster)

Provenienza: Europa Centro-Occidentale fino al Caucaso — Famiglia: Rosaceae

La pianta può restare da adulta un semplice arbusto alto 3-4 m, o diventare alberello, raramente grande come il pero comune con cui si confonde facilmente. I rami presentano molti collaterali da sembrare quasi spinosi.

Le foglie sono decidue, di forma ovata con margini seghettati.

I fiori hanno petali bianchi, stami con antere rosso violacee. Le gemme presentano sfumature rosse. La fioritura avviene nella media primavera.

I frutti (pomi piriformi) presentano diametro di 1-4 cm color giallo-verdastro con striature rosse e maturano da fine agosto.

Curiosità: è il progenitore della comune pera coltivata e venduta in Europa; reperti ritrovati in siti preistorici indicano che già 35.000 anni fa gli uomini ne mangiavano i frutti

Per saperne di più: Agraria.org

Ultimo agg.: 29 Nov 2021

PERO

PESCO (Prunus persica)

Sinonimi: albero della Persia — Provenienza: Cina e poi Medio Oriente, Persia — Famiglia: Rosaceae

Il pesco è un albero che può raggiungere un’altezza di 4-8 metri. La sua corteccia è bruno-cinerina ed i suoi rami sono rosso-bruni lisci.

Foglie: alterne, lanceolate, appuntite lunghe con margine seghettato, si presentano di colore verde scuro nella faccia superiore e verde grigio in quella inferiore.

Fiori: compaiono prima delle foglie in marzo-aprile in zone apicali sui rami giovani. Sono di colore rosa con una grande differenza tra le tante varietà presenti nel nostro paese. I petali possono essere piccoli e stretti, o ampi e larghi: se all’interno hanno dei petali di colore più scuro-aranciato daranno luogo a frutti a polpa gialla, se l’interno è presente una sfumatura chiara i frutti saranno a polpa bianca. Gli stami sono molto numerosi fino a 20-30.

Frutti: le pesche sono drupe carnose, tondeggianti solcate longitudinalmente da un unico solco; sono succose e zuccherine, con buccia di colore giallo-rossastra sottile e liscia nelle nettarine o pelosa (tomentosa urticante) e più spessa nelle varietà bianche o gialle. Maturano da maggio a settembre a seconda della varietà e dei cultivar.

Utilizzo/Particolarità: Il pesco, originario della Cina, si diffuse rapidamente in Persia ed è stato importato da Alessandro Magno nella regione del Mediterraneo dove venne chiamato “albero della Persia”. Nonostante sia coltivato soprattutto per i suoi ottimi frutti, alcune varietà presentano fiori grandi, doppi di grande effetto, i cosiddetti “peschi da fiore” utilizzati per decorare giardini ma con frutti scadenti non commestibili.

Per saperne di più: – Wikipedia ————–Agraria.org

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

PESCO

PRUGNOLO ( Prunus spinosa)

Sinonimi: prugno spinoso, strozzapreti, susino di macchia, vegro. — Provenienza: Europa, Caucaso – Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Camilleri

Alberello di piccole dimensioni o arbusto “spinoso“, caducifoglie, alto tra i 2,5 e i 5 metri, a lenta crescita, resistente al freddo e a molti parassiti. Distribuzione: è presente in tutta l’area mediterranea, compreso il nord Africa, quasi tutta l’Europa, Asia Minore e Caucaso.

Foglie: piccole, ovate-ellittiche, alterne, brevemente picciolate, con margini dentati. Le foglie hanno un colore verde opaco nella faccia superiore e pubescenti in quella inferiore.

Fiori: solitamente bianchi, numerosissimi, compaiono all’inizio della primavera (marzo-aprile) prima delle foglie. I fiori sono portati da un breve peduncolo peloso.

Frutti: sono drupe di 1-1,5 cm aspre , tondeggianti, nero-bluastre con all’interno un seme legnoso di 8 mm.
I frutti (ricoperti dalla pruina, patina cerosa biancastra che protegge il frutto dalla disidratazione e dai raggi ultravioletti) persistono a lungo sui rami e sono ambiti dagli animali solo a completa maturazione in autunno avanzato.

Utilizzo/Particolarità : Le bacche che rimangono a lungo attaccate ai rami fanno sì che la pianta venga usata come arbusto ornamentale nei giardini. Il legno del Prugnolo è molto resistente e veniva utilizzato per costruire attrezzi o per intarsi. La sua corteccia era utilizzata in passato per colorare di rosso la lana.
I frutti molto aspri sono utilizzati per preparare bibite, marmellate e bevande alcoliche ( il bargnolino o prunella).
L’infusione di foglie o il liquido di cottura dei frutti hanno proprietà diuretiche, antiinfiammatorie, lassative.

Per saperne di più: Wikipedia —- ActaPlantarum

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

PRUGNOLO

PYRACANTHA (Pyracantha Coccinea)

Sinonimi: agazzino (anche Cotoneaster pyracantha) — Provenienza: Cina — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Camilleri

Arbusto sempreverde o caducifoglia in climi freddi a crescita rapida raggiunge rapidamente 2-3 metri d’altezza. Ne esistono molte varietà differenti. Ha portamento eretto, i rami di colore marrone scuro si sviluppano spesso in modo disordinato, producendo una densa chioma tondeggiante; sono muniti di lunghe spine acuminate.

Foglie: di piccole dimensioni, di colore verde scuro, ovali, talora arrotondate senza apice, lucide, leggermente coriacee, con margine liscio o lievemente dentato. Cadono in primavera all’emissione delle nuove foglie.

Fiori: compaiono in tarda primavera, sono bianchi con 5 petali (tipico delle rosaceae), con sepali brevi, non sovrapposti, con lunghi stami ed antere scure; sono disposti a corimbi talora molto fitti da fasciare completamente i rami. L’impollinazione avviene tramite insetti in particolare le api.

Frutti: sono piccoli pomi (drupe) con diametro di circa 5-8 mm; possono essere rossi, gialli o arancioni a seconda delle varietà. Possono rimanere sui rami fino alla primavera successiva. Sono commestibili.

Utilizzo/Particolarità : utilizzata soprattutto a scopo ornamentale, spesso usata per costituire siepi impenetrabili; molto decorativa anche come esemplari singoli. Molto robusta, sopporta bene le potature.

Per saperne di più: Wikipedia —- ActaPlantarum

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

PYRACANTHA

ROSA (GENERE)

La Rosa è una pianta molto antica che cresce spontanea in tutte le zone temperate dell’emisfero settentrionale dall’Europa all’Asia e comprende circa 150 specie. L’uomo attirato dalla bellezza dei fiori ha creato circa 2000 varietà diverse per forma, colore e profumo attraverso la coltivazione, l’ibridazione e l’innesto.
In Italia esistono oltre 30 specie di rose selvatiche, sono arbusti con portamento rampicante oppure tappezzante; fra queste ricordiamo: la Rosa canina la più semplice e “naturale”, la Rosa pendulina delle Alpi e dell’Appennino settentrionale, la Rosa glauca frequente sulle Alpi, ecc.

ROSA ARBUSTIVA (Rosa spp)

Sinonimi:Provenienza: Asia, Europa – Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Scuola Marco Polo

Con questo nome sono comprese molte specie e cultivar e non è possibile identificare la specie esatta; la rosa selvatica “naturale” per eccellenza è la Rosa Canina. Il fusto è costituito da rami flessibili ricoperti da spine che costituiscono una difesa dagli animali predatori.

Foglie composte: decidue, costituite da 5 – 7 foglioline con margini dentati, di colore verde più o meno scuro a volte con sfumature rossastre.

Fiori: sono ermafroditi, con corolla di 5 petali a simmetria raggiata (actinomorfi). I fiori della Rosa canina (rosa selvatica “naturale” per eccellenza ) presentano solo cinque petali più o meno profumati, di colore bianco o rosa; la maggior parte di rose selezionate dall’uomo presentano invece molti strati di petali perché ritenute più belle. Nella scuola Marco Polo sono presenti un esemplare con petali rosa ed uno con petali rossi a più strati.
La fioritura a seconda della specie può protrarsi per tutta la primavera e l’estate con fiori che durano pochi giorni/settimane ma sono rifiorenti.
(Cinque petali sono più che sufficienti per attirare gli uccelli e favorire l’impollinazione; più strati di petali sono superflui per la riproduzione, mentre richiedono maggiori sostanze nutritive, risultano quindi meno efficienti ma vengono selezionate dall’uomo per motivi estetici).

Frutti: sono prodotti durante la stagione autunnale; sono falsi frutti tondeggianti o a forma di pera chiamati cinorrodi, all’interno dei quali si formano i veri e propri frutti, gli acheni. I cinnorodi, di colore arancione, rosso o rosso-bruno, sono molto ricchi di vitamina C.

Utilizzo/Particolarità : Oltre che come piante ornamentali, alcune Rose (R. damascena, R. moschata) sono coltivate per ricavarne oli essenziali dai petali. I frutti sono impiegati nella preparazione di tisane, confetture, liquori e i petali possono essere consumati in insalata. E’ incredibile pensare che quando l’uomo è apparso sulla terra, le rose originarie esistevano già, infatti da reperti fossili si presume che risalgano a circa 30-40 milioni di anni fa. L’uomo ne ha gustato il sapore dei fiori e dei frutti ignaro del beneficio che il suo organismo ne ricavava (la vitamina C presente nei cinorrodi). Le ha apprezzate per la loro bellezza e le ha diffuse in tutto il mondo, creando molteplici specie e sottospecie.

Per saperne di più: Wikipedia

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

ROSE

SORBO MONTANO (Sorbus aria)

Sinonimi: farinaccio — Provenienza:  Europa centro-meridionale Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Expo 2015

Comprende alberi e arbusti eterogenei per grandezza, tipologia delle foglie, ma che producono frutti simili. Arbusto o alberello alto 6-15 m. con chioma irregolare e fusto che spesso si divide in più rami. L’esemplare del Parco Expo è un arbusto piccolo e strisciante.

Foglie: Foglie semplici (non composte come in altri sorbi), caduche con lamina di forma molto variabile, perlopiù ellittica, lunghe 6-12 cm, margine doppiamente seghettato, di consistenza coriacea con pagina superiore verde scura lucida e pagina inferiore bianco-feltrata. Sono pelosi anche i giovani rami e le gemme.

I Fiori, bianchi, di circa 1-2 cm di diametro con calice peloso-feltrato, compaiono da maggio a giugno e si presentano riuniti in corimbi piatti di 20-30 elementi.

I Frutti sono pomi rosso-arancioni sferoidali di circa 1 cm di diametro riuniti in grappoli pendenti che maturano a settembre. Sono farinosi e insapori.

Utilizzo/Particolarità : albero campestre spontaneo in tutta Europa che si incontra lungo i bordi delle strade o a margine di zone boschive assolate, nei pendii e nelle scarpate. Resiste bene al gelo ma tollera male una prolungata siccità. Nelle nostre città viene utilizzato prevalentemente a scopo decorativo.

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Ultimo agg.: 26 Nov 2021

SORBO MONTANO

SPIREA (GENERE)

Provenienza: Asia sud-orientale – Famiglia: Rosaceae

Sono un genere di piante arbustive appartenenti alla famiglia delle Rosaceae caratterizzati da fusti sottili, più o meno ramificati ma con aspetto per lo più compatto, foglie decidue, dentate o lobate, spesso picciolate. I fiori sono bianchi o rosati, piccoli e raccolti in vistose infiorescenze, i frutti sono piccole capsule. Fioriscono per lo più all’inizio della primavera. Spiraea era nome usato dagli antichi (dal greco “speira” che significa legaccio) per una pianta così chiamata perché i suoi rami servivano a far corone, ghirlande
Originarie dell’Asia (Cina e Giappone) si sono diffuse in Europa nel 19° secolo a scopo ornamentale. Se ne riconoscono fino a 80 specie differenti, contrassegnate da peculiare forma delle foglie, fioritura, colore, origine. Ci soffermiamo a descrivere la Spirea cantonese perché presente nel Parco Centrale Martin Luther King e nel giardino della Scuola Marco Polo di Bollate.

SPIREA CANTONENSE (Spiraea cantoniensis)

Sinonimi: Spirea di Canton, spiraea reevesiana – Provenienza: Cina Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Scuola Marco Polo, Parco Centrale

Arbusto perenne a foglie decidue, con rami sottili, leggermente ricurvi all’estremità, con fitta ramificazione. Diffuso per scopi ornamentali raggiunge 1-2 metri di altezza.

Foglie: picciolate, alterne, semplici, lanceolate e irregolarmente dentate nella metà distale, margine seghettato, di colore verde-bluastro, lunghe sino a 6 cm.

Fiori: fioritura primaverile in genere molto abbondante, costituita da corimbi di circa 5 cm con 15-30 fiori a cono di colore bianco neve, uno vicino all’altro con peduncoli molto corti a formare quasi una palla di 5-8 cm. Ciascun fiore ha 5 sepali, 5 petali e numerosi stami e sono leggermente profumati.

Frutti: è un poli-follicolo formato da 3-5 carpelli (o carpidi) cioè foglie più o meno profondamente modificate che concorrono alla formazione dell’ovario e poi alla copertura del seme.

Utilizzo/Particolarità : per la sua abbondante fioritura primaverile viene utilizzata a scopo ornamentale nei giardini o per creare in poco tempo, data la veloce crescita , bellissime siepi. Se affiancata alla Spirea del Giappone, che presenta una spettacolare fioritura di colore rosa o rosso più tardiva, offrirà un effetto cromatico sorprendente. Se collocate nei pressi di un orto favoriscono l’impollinazione degli ortaggi perché attirano grandi quantità di insetti quali api e farfalle.

Per saperne di più: Wikipedia

Ultimo agg.: 26 Nov 2021

SPIREA

Ultimo agg.: 27 Gen 2022

Famiglia delle Rosaceae