BIANCOSPINO COMUNE (Crataegus monogyna)

Sinonimi: Azaruolo selvatico, Spino bianco — Provenienza: Europea — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale

Arbusto o piccolo albero, a fogliame deciduo, che raggiunge 2-5 m di altezza, raramente i 10 m. Ha una crescita molto lenta e può vivere 500 anni. Presenta una chioma globosa o allungata e tronco sinuoso, con corteccia compatta, liscia di colore grigio-chiaro nelle piante giovani, brunastra che si sfalda a placche negli esemplari vecchi. I ramoscelli laterali terminano frequentemente con spine aguzze lunghe sino a 2 cm.

Le foglie caduche sono alterne, semplici, di colore verde brillante e lucide nella pagina superiore, più chiare nella pagina inferiore, lamina romboidale o ovale, con 3-7 lobi molto profondi (simili al prezzemolo) segno distintivo rispetto al Biancospino Selvatico o a quello di Lavalle. Presenta evidenti brattee alla base del piccolo.

I fiori, profumati, compaiono nel nostro parco nei primi di aprile, sono di colore bianco o leggermente rosato, sono ermafroditi, a 5 petali con un solo stilo ed antere rosate/rosse; i fiori sono riuniti in gruppi.

I frutti (in realtà falsi frutti perché derivano dall’accrescimento del ricettacolo fiorale e non da quello dell’dell’ovario) sono piccoli pomi di circa 7-10 mm di diametro, riuniti in densi grappoli, rossi e carnosi a maturità; contengono un solo nocciolo di colore giallo-bruno.

Particolarità: dai ritrovamenti effettuati si presume che nel Neolitico i semi del Biancospino fossero utilizzati come alimento. Nell’antica Grecia e a Roma il Biancospino era considerato una pianta fortemente simbolica legata alle idee di speranza, matrimonio e fertilità. Il Cristianesimo trasformò la simbologia di questa pianta; presumibilmente la corona di spine di Cristo era di Biancospino, perciò la pianta divenne simbolo di morte e di sorte avversa. L’associazione Biancospino/morte, fu rafforzata dallo sgradevole odore dei fiori di alcune specie europee.

Per saperne di più: Acta Plantarum

Ultimo agg.: 03 Ott 2021

BOSSO COMUNE (Buxus sempervirens )

Sinonimi: mortella, bossolo — Provenienza: Europa, Nord-Africa e Asia occidentale. — Famiglia: Buxaceae

Esemplari a Bollate: Parco Camilleri

Arbusto sempreverde, cespuglioso o a più fusti, di altezza variabile tra i 2 e 4 m; può vivere anche 500 anni. Molto diffuso dalla penisola iberica alla penisola balcanica. Cresce selvatico in terreni assolati o ombrosi dalle pianure alle montagne.

Foglie: opposte, molto fitte, ovate lunghe sino a 2 cm, coriacee, lucide, a cucchiaio, di colore verde scuro nella pagina superiore.

Fiori: insignificanti glomeruli ascellari o apicali bianco-verdognoli; la pianta fiorisce generalmente da marzo fino a maggio.

Frutti: sono piccole capsule grinzose, brune, di 1 cm che contengono piccoli semi velenosi.

Utilizzo/Particolarità : Cresce lentamente ma è apprezzato come pianta ornamentale per giardini dove spesso viene potato in forme artistiche stravaganti. Tutte le parti della pianta, in particolare le foglie, i semi e le radici sono tossiche se ingerite in quantità elevate. Il suo legno è durissimo, di colore giallo, liscio, molto pregiato. Un tempo si fabbricavano le tavolette da scrittura e le pissidi, cioè le coppe per la conservazione delle ostie consacrate. Oggi il legno è impiegato per la costruzione di strumenti musicali a fiato, per sculture lignee, per ebanisteria e intarsio e per modellismo navale.

Per saperne di più: Wikipedia —- Codiferro Garden

BRUGO (Calluna vulgaris )

Sinonimi: falsa erica, erica selvatica o erica volgare, Calluna – Provenienza: Nord Europa — Famiglia: Ericaceae

Esemplari a Bollate:  Castellazzo, Parco delle Groane

Il Brugo, piccolo arbusto, unico rappresentante del genere Calluna, si confonde facilmente con il genere Erica ma si differenzia da questo per la minore ramificazione e soprattutto per le foglie ed i fiori.  Molto diffuso nei paesi freddi del nord Europa e nelle groane e nelle brughiere Italiane (da qui il nome di Brugo). E’ ben rappresentato nel percorso botanico “Parco dell’Ospedale di Garbagnate” nel Parco delle Groane.

Foglie: sono sempreverdi, opposte, aghiformi molto più piccole di quelle dell’ Erica carnea (inferiori a 2-3 mm), molto ravvicinate ai rami, in serie di 4.

Fiori: presentano una corolla semplice ed il calice a campanula pendula è diviso in 4 petali  (non 5 come l’erica) che negli esemplari selvatici sono solitamente di tonalità viola o colore malva ma anche rosei,  bianchi nella varietà alba. Le antere non fuoriescono dal calice. Viene impollinato da farfalle notturne ed api o dal vento. Fiorisce alla fine dell’estate, ma in pianura può fiorire fino a novembre.

Utilizzo/Particolarità : Il  nome Calluna deriva  dal  greco  “kallynein” (scopare), perché anche questa, come diverse altre nostre Eriche, serve, e soprattutto è servita per secoli, a realizzare scope. E’ una specie molto amata dalle api e il miele prodotto da questi fiori è particolarmente pregiato. I rami si prestano  al  taglio  e, anche secchi,  durano  a  lungo.

Per saperne di più:   Wikipedia

CORNIOLO ( Cornus mas)

Sinonimi: Corniolo maschio, Cornio, Corniello, Corgnolo, Cornelian cherry — Provenienza: Europa centro-meridionale fino al Mar Nero — Famiglia: Cornaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale, Parco Camilleri, via Zandonai

Piccolo albero o arbusto caducifoglie, alto fino a 5-6 metri e altrettanto esteso in larghezza; cresce spontaneo dal piano ai 1500 m e può vivere sino a 100 anni. In Italia è ubiquitario, tranne che nelle isole.

Foglie: sono semplici (4-10 cm di lunghezza e 2-4 di larghezza), opposte con picciolo breve e peloso, di forma ovata o arrotondata con apice acuminato, una nervatura centrale e 4-5 coppie di nervature laterali, arcuate che convergono verso la punta ed il picciolo, margine liscio e compagine un po’ ondulata. Il colore è verde, più chiara la faccia inferiore.

Fiori: ermafroditi, di colore giallo dorato che sbocciano prima delle foglie da febbraio ad aprile; si presentano come corimbi semplici diffusi lungo tutto il ramo con 4 brattee di colore verdognolo sfumato di rosso. La corolla è a 4 petali acuti, glabri (senza peli), di colore giallo-dorato, odorosi.

Frutti: maturano in agosto e sono drupe (frutto carnoso) a forma di ciliegia allungata (anche di 2 cm) verde inizialmente, a maturazione assume colore rosso-scarlatto o rosso corallo (talora giallo), dal sapore dolce-acidulo con un seme osseo.

Utilizzo/Particolarità : come pianta ornamentale in parchi e giardini, per le foglie brillanti e la miriade di fiori gialli che compaiono a primavera. Il nome cornus si riferisce alla durezza del suo legno simile al corno. Il termine botanico di corniolo mas (maschio) sottolinea la resistenza del suo legno, utilizzato dai greci per costruire le aste delle lance e per costruire denti di ruote e ingranaggi soggetti a logoramento.
I frutti possono essere consumati freschi o utilizzati per preparare marmellate, composte e succhi. Si utilizzano anche per produrre bevande, liquori o si conservano sotto alcol come le ciliegie. Anche gli animali sono ghiotti dei suoi frutti.
Come pianta medicinale ha una azione tonico-astringente. In cosmesi la polpa viene usata come astringente per pelli grasse o seborroiche e nella cura delle malattie della pelle.

Per saperne di più: Wikipedia —- ActaPlantarum —- Agraria.org


ERICA (GENERE)

Comprende circa 850 specie di arbusti sempreverdi, suffruticosi, perenni, appartenenti alla famiglia delle Ericaceae. Le piante di Erica sono coltivate come ornamentali per la notevole produzione di fiori che in genere persistono a lungo. I semi sono molto piccoli e in alcune specie possono rimanere sul suolo per decenni.  Ricordiamo oltre all’ Erica carnea  descritta più oltre,  l’Erica arborea  che cresce sui pendii delle colline o in brulle pianure, molto più alta della Erica carnea, può raggiungere i 6-7 metri, ha radici imponenti e tortuose, resistenti al fuoco tanto da essere utilizzate per fabbricare pipe di gran pregio e  l’Erica scoparia alta e molto ramificata ed i suoi rami  in passato erano usati per realizzare scope.

ERICA (Erica carnea )

Sinonimi: Erica carnicina, scopina — Provenienza: Sud africa – Mediterraneo– Famiglia: Ericaceae

Esemplari a Bollate:   Scuola Marco Polo

 L’Erica Carnea è un arbusto sempreverde che vegeta diffusamente nei prati, pascoli aridi, pendii sassosi e soleggiati e nelle zone aperte e luminose dei boschi soprattutto di conifere fino ai 2500 metri, ma è presente anche in pianura. Cresce a cespuglio, prostrata con fusti legnosi striscianti sul terreno. Le parti erbacee seccano ogni anno ma rimane in vita la parte legnosa (=suffruticosa) da cui partono piccoli rami ascendenti, alti fino a 40 cm. Viene confusa facilmente con il Brugo. 

Foglie: sono sempreverdi, piccole, aghiformi lunghe fino a 8 mm, riunite in verticilli  di 3-5 elementi che si innestano direttamente sui rami ascendenti; sono lucide, di colore verde scuro, diventano brunastre seccando.

Fiori: allungati, penduli e rigonfi a forma di piccola botte per la fusione dei 5 petali (fiore urceolato), riuniti in grappoli. Il colore può variare dal bianco (varietà alba come nella scuola Marco Polo di Bollate) al rosa intenso. Dalla sommità dei fiori fuoriescono 8 antere scure e lo stimma più lungo che viene facilmente urtato dagli insetti facilitando l’impollinazione (impollinazione entomofila). Il periodo della fioritura va da dicembre a maggio.

Frutti: sono piccole capsule.

Utilizzo/Particolarità : L’erica si adatta a vivere su terreni poveri di nutrienti minerali e viene perciò usata per naturalizzare ambienti degradati o impiegata nei giardini ed aiuole come pianta ornamentale per formare bei tappeti colorati grazie alla selezione di molti cultivar di colore diversi.
In passato i fiori erano considerati portafortuna e offerti come pegno d’amore;  con essi si producevano decotti usati come antisettici decongestionanti.

Per saperne di più: Wikipedia

EVONIMO EUROPEO ( Euonymus europaeus)

Sinonimi: Cappello da Prete, Berretto da Prete, Fusaggine, Fusaria comune, Corallini — Provenienza: Europa-Asia — Famiglia: Celastraceae

Esemplari a Bollate: Parco Camilleri, via Zandonai

Arbusto deciduo, cespuglioso, con rami divaricati, ma può crescere come pianta alta sino a 6 metri. Il portamento della pianta unisce lo sviluppo verticale dei fusti, che possono ricordare quelli del nocciolo, con l’apice decombente. I suoi rami di colore verde scuro-brunastri tendono ad essere quadrangolari per la presenza di 2-4 alette longitudinali sporgenti (simil sughero). Vive circa 50 anni. Ne esistono circa 170 varietà differenti, alcune con foglie perenni, diffuse in tutti i continenti. Cresce bene in zone di golena, margini boschivi. E’ raro solo in zone sabbiose.

Foglie: sono di colore verde, caduche, opposte, ellittico-lanceolate, lisce con margine finemente dentellato, in autunno assumono un bel colore rosso-arancione.

Fiori: verdognoli, peduncolati, piccoli e poco evidenti, raccolti in gruppi da 2 a 9, sono portati in infiorescenze ascellari a ombrello. I 4 petali giallo-verdastri poco appariscenti compaiono tra maggio e giugno.

Frutti: molto elaborati, tipiche capsule rosse fuoco di 1-1,5 cm con 4 lobi come un cappello da prete, si aprono in agosto lasciando scorgere per molto tempo i semi ovali ricoperti da un involucro (pericarpo) di colore arancione brillante e luminoso come quello dell’alchechengi che protegge i semi.

Utilizzo/Particolarità : Viene utilizzato a scopo ornamentale come siepe anche in luoghi ombrosi. Il nome di fusaggine deriva dall’utilizzo dei fusti per filare la lana. Dal suo legno si ottenevano anche i carboncini da disegno. Sembra che, un tempo, i frutti seccati e polverizzati fossero usati come polvere insetticida e antiparassitaria.
L’ Euonymus europeus è considerato pianta tossica, in particolar modo i frutti, per il contenuto in evonimoside, un glucoside cardioattivo, ed altri alcaloidi meno conosciuti.
I sintomi dell’intossicazione si manifestano con gastroenterite, vomito anche persistente, diarrea acquosa. La loro comparsa è tardiva, fino a 10-12 ore dopo l’ingestione di parti della pianta ed in particolare dei semi. Il quadro può essere complicato da febbre, allucinazioni, convulsioni e coma. L’avvelenamento può manifestarsi anche negli animali, sebbene rarissimo perché in genere rifiutano questa pianta.
Attenzione ai bambini piccoli attratti dal bel colore delle bacche: pianta bella ma tossica!

L’Evonimo del Giappone (Euonymus Japonicus) è un arbusto molto fitto spesso usato come siepe, presenta delle foglie ovate o obovato-lanceolate, di colore verde scuro, lucide sulla pagina superiore, più coriacee rispetto all’Euonymus europaeus. I frutti sono capsule coriacee con semi ricoperti da un arillo rosso.

Per saperne di più: – ActaPlantarum —- Agraria.orgGiardinaggio.it

FRANGOLA ( Rhamnus frangula o Frangula alnus Mill.)

Sinonimi: Frangola comune, Alno nero, putine — Provenienza: Europa, Africa nord-occidentale, Asia Minore e Iran. — Famiglia: Rhamnaceae

Esemplari a Bollate: Parco Camilleri, via Zandonai

Arbusto caducifoglie alto da 1,5 a 3 metri; occasionalmente albero alto fino a 7 metri con rami che si dipartono spesso dalla base. Vive ben dai 30 ai 50 anni nei margini boschivi. La corteccia dei rami è di colore bruno-violaceo, ricchissima di lenticelle rotonde nei rami giovani, allungate e trasversali nei più vecchi. E’ priva di spine.

Foglie: picciolate, alterne con nervature pelose, di forma ovata-ellittica, margine liscio appena ondulato e apice ottuso. Le nervature laterali partono dalla centrale e sono parallele tra loro fino al margine della foglia. In autunno assumono un bel colore giallo-rosso.

Fiori: raccolti in gruppi da 2 a 10 nelle ascelle fogliari, si sviluppano al momento della fogliazione e presentano sepali triangolari e 5 petali bianco-giallastri. Nei terreni umidi nel periodo estivo si possono trovare su ogni ramo dalla estremità boccioli, fiori, frutti verdi poi rossi poi neri. Nei luoghi asciutti la pianta fiorisce solo a primavera.

Frutti: sono drupe di forma sferica (max 1cm di diametro), peduncolate, di colore dapprima verde poi rosso, nero-violetto a maturità, contenenti 2-3 semi.

Utilizzo/Particolarità : Utilizzata a scopo ornamentale per la prolungato fioritura molto gradita alle api.
Il suo legno, con alburno giallo chiaro e durame rosso-mattone, veniva usato per fabbricare i cerchi delle botti.
L’intera pianta viene utilizzata, dopo essicazione di almeno un anno, per scopi medicinali per i suoi effetti marcatamente lassativi.

Per saperne di più: Wikipedia —- ActaPlantarum

GELSOMINO GIALLO (Jasminum nudiflorum )

Sinonimi: gelsomino invernale, gelsomino di San Giuseppe  – Provenienza: Cina – Famiglia: Oleaceae

Esemplari a Bollate:   Scuola Marco Polo, Stazione Bollate Centro

Arbusto semi-rampicante che può arrampicarsi lungo un muro fino all’altezza di 3-4 metri; i rami sono di colore verde scuro, con sezione quadrangolare, dritti e rigidi, resistenti al freddo. Il nome latino della pianta è legato alla sua peculiarità di produrre i fiori su rami nudi privi di foglie.

Foglie: caduche, opposte, composte da 3 foglioline ovali verde scuro, lucide.

Fiori:  piccoli, gialli con 4-6 petali fusi fra loro alla base (=gammopetali) tanto da assumere un aspetto imbutiforme; i fiori nascono direttamente dai rami prima della comparsa delle foglie. La fioritura si manifesta a fine inverno e in zone ben soleggiate può prolungarsi per un intero mese. I fiori, a differenza del gelsomino bianco, non sono profumati.

Frutti: si osservano raramente e sono rappresentati da una o due bacche saldate lateralmente.

Utilizzo/Particolarità : le origini del Gelsomino invernale sono molto antiche e pare che la sua diffusione e la sua coltivazione su scala mondiale si debbano al noto navigatore Vasco de Gama o a navigatori Inglesi. Apprezzato per la precoce fioritura, viene utilizzato per coprire muri oppure come pianta ricadente in giardini e parchi.
Antiche credenze popolari affermano che il Gelsomino aiuti chi lo coltiva a diventare più responsabile e più consapevole delle proprie azioni.

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GINESTRE o GINISTEAE (TRIBU)

Provenienza: emisfero boreale  Famiglia: Fabaceae

Il termine di Ginestre (Tribu Ginestae) comprende molte specie di piante appartenenti a generi differenti tutte appartenenti alla famiglia delle Fabaceae, quali: Calicotomene, Chmaecytisus, Cytisus, Genista, Spartium, Ulex. 

 GINESTRA COMUNE ( Spartium junceum)

Sinonimi: Ginestra comune, Ginestra odorosa — Provenienza: Mediterranea in senso stretto. — Famiglia: Fabaceae

Esemplari a Bollate: Scuola Montessori

Arbusto deciduo dal portamento eretto, alto 50-200 cm, con ramificazioni piuttosto lunghe e numerosi getti a sezione circolare ( a differenza della ginestra dei carbonai che presenta scanalature).

Foglie: sono semplici, sessili o brevemente picciolate, rade e distanziate, lineari-lanceolate, lunghe 1-3 cm, con margine intero, glabre, di colore verde scuro, presto caduche e quasi scomparse alla fioritura.

Fiori: profumati, papilionacei (a farfalla con 5 petali: un grande petalo superiore, due petali laterali detti ali e due petali inferiori saldati insieme) di circa 2 cm, sono di colore giallo intenso. L’impollinazione avviene tramite insetti (entomofila)

Frutti: è un legume falciforme, oblungo, verde e vellutato ma senza peli, più lungo di quello della Ginestra dei Carbonai, nerastro a maturazione; si apre con un meccanismo di torsione ed espelle lontano i suoi 10-18 semi bruni, lucenti e velenosi.

Utilizzo/Particolarità : Cresce bene in luoghi aridi, lungo i cigli delle strade delle regioni del centro-sud Italia e delle isole.
Nelle regioni centrali dell’Europa viene coltivata per la bellezza della sua fioritura.
Il suo profumo, simile al gelsomino, più dolce e meno penetrante rispetto alla Ginestra dei Carbonari, viene utilizzato nell’industria di profumi e cosmetici.
I suoi rami lunghi e senza foglie, simili ai giunchi, venivano utilizzati per costruire cesti e le sue fibre per corde e tessuti.

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GINESTRA DEI CARBONAI ( Cytisus scoparius o Spartium scoparium)

Sinonimi: Citiso scopario, Scannabecco — Provenienza: — Famiglia: Fabaceae

Esemplari a Bollate: Parco Camilleri, Scuola Montessori

Arbusto deciduo dal portamento eretto con rami sottili spigolosi e scanalati, verde brillante con numerose ramificazioni laterali che conferiscono al ramo l’aspetto di una scopa. Spontanea nell’Europa di nord ovest, assente nelle Alpi perché sensibile al gelo.

Le Foglie  inferiori sono piccole e brevemente picciolate, a trifoglio composte, con foglioline obovate o oblunghe, leggermente pubescenti; quelle superiori sono semplici, lanceolate, lunghe 1-2 cm. Cadono precocemente nella stagione calda.

Fiori: sbocciano isolati o appaiati all’ascella delle foglie sui fusti dell’anno precedente; fiori ermafroditi, papilionacei (a farfalla con 5 petali: un grande petalo superiore, due petali laterali detti ali e due petali inferiori saldati insieme) di 20-25 mm di lunghezza, di colore giallo-oro e di odore molto penetrante, disposti a racemo. Fiorisce a maggio-giugno. L’impollinazione avviene tramite insetti (entomofila).

Il Frutto  è un legume appiattito (largo  10 mm, lungo 30 – 50 mm), nero, solitamente peloso che si apre a maturazione scagliando lontano i semi.

Utilizzo/Particolarità : Scoparius significa scopa, perché con i suoi rami flessibili e difficilmente infiammabili si creavano scope adatte anche alla pulizia dei forni da pane. I suoi rami venivano messi dai carbonai sulla cima delle cataste di legna circondate dalla terra (le carbonaie) al fine di rallentare la combustione per produrre carbone migliore. Dai fusti si ricavavano tessuti, carta, cesti; dai suoi fiori sostanze coloranti. Il suo legno elastico veniva usato per fabbricare balestre.
Attualmente oltre che a scopi ornamentali viene utilizzata per consolidare i terreni scoscesi e arricchire il suolo per la sua capacità di fissare azoto.

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LAGERSTROEMIA (Lagerstroemia indica)

Sinonimi: mirto crespo  Provenienza: Cina sud orientale, Giappone e Corea – Famiglia: Lytraceae

Esemplari a Bollate:   Scuola Montessori, via Repubblica, via Piave

È un piccolo albero o arbusto, deciduo, a lenta crescita originario della Cina sud-orientale poi diffuso in Giappone e nel sudest asiatico. Supera raramente i 15 metri di altezza. Il tronco è molto liscio (sembra privo di corteccia) presenta una bella colorazione che varia dal beige al grigio-rosa. La corteccia si sfalda in placche sottili e irregolari di color avorio.

Foglie:   semplici, opposte piuttosto piccole, sessili o brevemente picciolate, ellittiche o allungate, talora acuminate,  lunghe 2-7 cm. Il colore varia dal verde-bronzato in primavera al verde scuro in estate sino al rosso acceso in autunno.

Fiori:  presentano una corolla formata da 6 petali, separati uno dall’altro, con margine increspato, arricciato rosa, bianchi, o porpora con un diametro di 2,5 – 3 cm. Dalla corolla sporgono numerosi stami. I fiori sono raccolti in racemi (pannocchie) terminali, lunghi da cm 4 a cm 20, che attirano molto le api.
La fioritura persiste a lungo, inizia alla fine agosto e dura quasi tutto settembre.

Frutti: sono delle piccole capsule di forma subsferica. Ogni capsula è suddivisa all’interno in logge che contengono alcuni semi alati.

Utilizzo/Particolarità:   introdotta in Italia nel ‘700 e utilizzata puramente per scopi ornamentali nelle nostre città perchè non teme il caldo e l’inquinamento;  in India queste piante hanno anche un’importanza economica perché il loro legno, a grana molto compatta, non viene attaccato dagli insetti.

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LIGUSTRO COMUNE (Ligustrum vulgare)

Sinonimi: olivella   – Provenienza: Europa, Nord Africa, Asia Minore  – Famiglia: Oleaceae

Esemplari a Bollate:   Scuola Marco Polo

Pianta con portamento arbustivo (può diventare anche un alberello alto fino a 5 metri) utilizzato prevalentemente come siepe da recinzione. La corteccia è bruno-verdastra liscia con lenticelle rotonde o ellittiche in posizione trasversa.

Foglie: persistenti nelle regioni calde del Mediterraneo, caduche nei climi più freddi. Margine intero, corto picciolo, di consistenza coriacea, lucide, verdi su entrambe le facce, opposte sul ramo, verticillate 2 a 2 e ogni verticillo è posizionato a 90° rispetto a quello sottostante. Le foglie basali (quelle dei rami più bassi) sono più piccole ed hanno una lamina ellittica (larghezza 12 mm, lunghezza 16 mm), quelle apicali sono più grandi e lanceolate (larghezza 10-15 mm; lunghezza 30-40 mm.).

Fiori:   ermafroditi, a simmetria raggiata (attinomorfi), tetraciclici  cioè con calice, corolla (petali), androceo e gineceo composti da 4 elementi; sono molto profumati (per alcuni l’odore è sgradevole), raggruppati in piccole pannocchie terminali che compaiono da maggio a luglio.

Frutti:   bacche  quasi sferiche con endocarpo membranoso o cartaceo. Il colore del frutto è in genere nero, lucido tendente al rossastro cupo. Le bacche hanno un portamento eretto e sono velenose per l’uomo.

Utilizzo/Particolarità :   oggi viene utilizzata come pianta da siepe visivamente molto piacevole per i fusti ben eretti, le foglie ovali, lucide di un colore verde brillante e per i suoi fiori bianco-avorio. Viene impiegato per separare o dividere spazi esterni in maniera semplice, elegante e raffinata, per erigere fitte barriere naturali o filari verdeggianti anche nella stagione autunnale. Le foglie, la corteccia e i fiori contengono tannini, resine, glucosidi e zuccheri.
Citato anche dal poeta romano Virgilio il ligustro era noto sin dall’antichità per le sue proprietà medicamentose per guarire le ferite e per ridurre le secrezioni. Le foglie, le gemme ed i frutti hanno azione lassativa, mentre l’infuso dei fiori, dei getti e della corteccia esplicano proprietà astringenti e antinfiammatorie.

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SYRINGA (GENERE)

Provenienza: Europa, Estremo Oriente, Persia  – Famiglia: Oleaceae

Comprende una trentina di specie di arbusti decidui utilizzati soprattutto a scopo ornamentale che posono raggiungere l’altezza di 5 metri. Le specie più diffuse diffuse sono:

  • la syringa vulgaris, lillà per antonomasia, la più diffusa, robusta e profumata (vedi oltre)
  • la syringa reflexa e la syringa villosa: con pannocchie di fiori più aperte
  • la syringa josikaea, o lillà ungherese, un arbusto vigoroso con foglie grandi e di colore malva o viola intenso
  • la syringa persica, o lillà persiano, con fiori dal caratteristico profumo di lavanda
  • la syringa yunnanensis, o lillà cinese, con fiori rosa dal gradevole profumo.

LILLA’  (Syringa vulgaris)

Sinonimi: serenella– Provenienza: Asia orientale, Europa sudorientale (Balcani) – Famiglia: Oleaceae

Esemplari a Bollate: Giardino dei Giusti

Arbusto forte e rustico introdotto in Europa centrale nel XVI sec , naturalizzato nel bacino del mediterraneo e coltivato diffusamente per l’intenso e gradevole profumo dei suoi fiori. Portamento eretto con rami ascendenti; se coltivato con grande maestria può crescere con fusti alti sino a 5 metri.

Foglie: caduche, ovali o cordate con apice appuntito, lunghe 5-12 cm, di colore verde chiaro, sottili e delicate; spuntano in primavera tra marzo e aprile.

Fiori: lunghe infiorescenze molto profumate costituite da grandi pannocchie (10-20 cm) composte da piccoli fiori tubolari lunghi 1,5 cm, con 4 petali ben divaricati che si aprono in successione tra aprile e giugno. I fiori sono tradizionalmente di colore lilla, ma da almeno 100 anni sono stati prodotti ibridi e cultivar bianchi, crema, azzurri e viola intenso. Intorno al 1780 nell’Orto Botanico di Rouen in Francia è comparso un ibrido spontaneo la Syringa x chinensis nato dall’incrocio del Lillà comune (Syringa vulgaris) e del Lillà persiano (Syringa persica): a differenza del Lilla comune ha un portamento più lasso, lunghi rami arcuati, infiorescenze di fiori lilla-rosa erette o pendule lunghe sino a 15 cm.

Frutti: piccole capsule ovali raccolte in pannocchie, deiscenti a maturazione.

Utilizzo/Particolarità : in parchi o giardini è coltivata a scopo ornamentale per formare siepi, boschetti fioriti o per creare deliziosi angoli colorati e profumati in grado di attirare una grande quantità di api.
Viene forzata la fioritura invernale di varietà di colore bianco per addobbi floreali di cerimonie nuziali o di battesimi in quanto simboleggia la purezza, l’amicizia, l’amore: secondo la tradizione i fiori freschi attiravano le fate e allontanavano gli spiriti maligni.
Il suo legno duro, cavo (“sirinx”), nell’antichità veniva utilizzato per creare strumenti musicali a fiato come i flauti.
La sua corteccia veniva usata per decotti contro la febbre e le sue foglie come rimedio decongestionante. Con i fiori si preparavano profumi e oli da massaggio contro reumatismi e dolori articolari.

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OLEANDRO (Nerium oleander )

Sinonimi:Provenienza: Asia  –  Famiglia: Apocynaceae

Esemplari a Bollate: Giardino dei Giusti, Parco Centrale

E’ una arbusto sempreverde che può raggiungere anche i 6 metri di altezza. Il fusto legnoso è dapprima eretto poi i suoi rami si inarcano all’esterno. I rami giovani sono verdi e glabri. I fusti e i rami vecchi hanno una corteccia di colore grigiastro.

Foglie: persistenti, semplici, coriacee, lanceolate disposte a verticillo di 2 o 3, lunghe 10-14 cm e larghe 1-2 cm, apice acuto, breve peduncolo, margine intero e nervatura centrale prominente. La pagina superiore è lucida, quella inferiore grigia e opaca.

Fiori: grandi, vistosi, a imbuto con simmetria raggiata, disposti sulle cime terminale dei rami; nella forma semplice presentano corolle a 5 petali con margine ondulato. Il colore può variare dal bianco al rosa pallido, dal rosa al salmone, dal giallo al rosso carminio. Le varietà coltivate sono frequentemente a fiore doppio e sono più profumate.
La fioritura è abbondante, continua da  aprile fino all’autunno.

I Frutti sono stretti baccelli fusiformi, legnosi, lunghi sino a 15 cm che a maturità si aprono longitudinalmente lasciando fuoriuscire i piccoli semi fertili che, dotati di propaggini piumose, vengono trasportati dal vento anche per lunghe distanze.

Utilizzo/Particolarità : L’oleandro, un arbusto tipico della vegetazione mediterranea, è diffuso in tutta Italia per la sua bella fioritura che si prolunga dalla primavera all’autunno. Nonostante il naturale portamento cespuglioso può essere allevato “ad albero” per realizzare suggestivi viali fioriti. Grazie alle poche esigenze colturali si utilizza spesso anche nell’arredo urbano, in quanto sopravvive anche in condizioni di coltivazione non ideali, come caldo estremo o siccità.
Tutte le parti dell’Oleandro sono tossiche anche se essiccate o bruciate sul fuoco.

Per saperne di più:   Wikipedia

PYRACANTHA (Pyracantha Coccinea)

Sinonimi: agazzino (anche Cotoneaster pyracantha) — Provenienza: Cina — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Camilleri

Arbusto sempreverde o caducifoglia in climi freddi a crescita rapida raggiunge rapidamente 2-3 metri d’altezza. Ne esistono molte varietà differenti. Ha portamento eretto, i rami di colore marrone scuro si sviluppano spesso in modo disordinato, producendo una densa chioma tondeggiante; sono muniti di lunghe spine acuminate.

Foglie: di piccole dimensioni, di colore verde scuro, ovali, talora arrotondate senza apice, lucide, leggermente coriacee, con margine liscio o lievemente dentato. Cadono in primavera all’emissione delle nuove foglie.

Fiori: compaiono in tarda primavera, sono bianchi con 5 petali (tipico delle rosaceae), con sepali brevi, non sovrapposti, con lunghi stami ed antere scure; sono disposti a corimbi talora molto fitti da fasciare completamente i rami. L’impollinazione avviene tramite insetti in particolare le api.

Frutti: sono piccoli pomi (drupe) con diametro di circa 5-8 mm; possono essere rossi, gialli o arancioni a seconda delle varietà. Possono rimanere sui rami fino alla primavera successiva. Sono commestibili.

Utilizzo/Particolarità : utilizzata soprattutto a scopo ornamentale, spesso usata per costituire siepi impenetrabili; molto decorativa anche come esemplari singoli. Molto robusta, sopporta bene le potature.

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ROSA (GENERE)

La Rosa è una pianta molto antica che cresce spontanea in tutte le zone temperate dell’emisfero settentrionale dall’Europa all’Asia e comprende circa 150 specie. L’uomo attirato dalla bellezza dei fiori ha creato circa 2000 varietà diverse per forma, colore e profumo attraverso la coltivazione, l’ibridazione e l’innesto.
In Italia esistono oltre 30 specie di rose selvatiche, sono arbusti con portamento rampicante oppure tappezzante; fra queste ricordiamo: la Rosa canina la più semplice e “naturale”, la Rosa pendulina delle  Alpi e dell’Appennino settentrionale, la Rosa glauca frequente sulle Alpi, ecc.

ROSA  ARBUSTIVA (Rosa spp)

Sinonimi: —  Provenienza: Asia, Europa – Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate:   Scuola Marco Polo

Con questo nome sono comprese molte specie e cultivar e non è possibile identificare la specie esatta; la rosa selvatica “naturale” per eccellenza è la Rosa Canina. Il fusto è costituito da rami flessibili ricoperti da spine che costituiscono una difesa dagli animali predatori.

Foglie composte: decidue, costituite da 5 – 7 foglioline con margini dentati, di colore verde più o meno scuro a volte con sfumature rossastre.

Fiori: sono ermafroditi, con corolla di 5 petali a simmetria raggiata (actinomorfi). I fiori della Rosa canina (rosa selvatica “naturale” per eccellenza ) presentano solo cinque petali più o meno profumati, di colore bianco o rosa; la maggior parte di rose selezionate dall’uomo presentano invece molti strati di petali perché ritenute più belle. Nella scuola Marco Polo sono presenti un esemplare con petali rosa ed uno con petali rossi a più strati.
La fioritura a seconda della specie può protrarsi per tutta la primavera e l’estate con fiori che durano pochi giorni/settimane ma sono rifiorenti.
(Cinque petali sono più che sufficienti per attirare gli uccelli e favorire l’impollinazione;  più strati di petali sono superflui per la riproduzione, mentre richiedono maggiori sostanze nutritive, risultano quindi  meno efficienti ma vengono selezionate dall’uomo per motivi estetici).

Frutti: sono prodotti durante la stagione autunnale; sono falsi frutti tondeggianti o a forma di pera chiamati cinorrodi, all’interno dei quali si formano i veri e propri frutti, gli acheni. I cinnorodi, di colore arancione, rosso o rosso-bruno, sono molto ricchi di vitamina C.

Utilizzo/Particolarità : Oltre che come piante ornamentali, alcune Rose (R. damascena, R. moschata) sono coltivate per ricavarne oli essenziali dai petali. I frutti sono impiegati nella preparazione di tisane, confetture, liquori e i petali possono essere consumati in insalata. E’ incredibile pensare che quando l’uomo è apparso sulla terra, le rose originarie esistevano già, infatti da reperti fossili si presume che risalgano a circa 30-40 milioni di anni fa. L’uomo ne ha gustato il sapore dei fiori e dei frutti ignaro del beneficio che il suo organismo ne ricavava (la vitamina C presente nei cinorrodi). Le ha apprezzate per la loro bellezza e le ha diffuse in tutto il mondo, creando molteplici specie e sottospecie.

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SANGUINELLA ( Cornus sanguinea)

Sinonimi: Corniolo sanguinello, Sanguinello, Sanguine — Provenienza: Europa e Asia Minore — Famiglia: Cornaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale M.L.King, Parco Camilleri, Scuola Marco Polo

La sanguinella è un arbusto deciduo che può crescere fino ad un massimo di 5 m e vive mediamente una trentina d’anni. Deve il suo nome alle foglie rosse in autunno e alla corteccia rossiccia dei suoi rami più giovani.

Foglie: di colore verde, opposte, picciolate, ovali-ellittiche possono raggiungere una lunghezza di 10 cm, apice acuminato, margine intero, ondulato, con nervatura centrale evidente e 3-4 nervature per lato arcuate che si dipartono dalla principale fino all’apice. La faccia inferiore è pelosa. In autunno diventano rosse.

Fiori: bianchi, profumati e quadripetali, sono ermafroditi; compaio da maggio a giugno, e talora anche una seconda volta in autunno; sono riuniti in una infiorescenza a corimbo di 4-6 cm all’apice dei rami giovani.

Frutti: neri a maturazione, sono drupe sferiche grandi come un pisello poco commestibili.

Utilizzo/Particolarità : La Sanguinella cresce bene in qualsiasi habitat e in breve tempo forma raggruppamenti fitti che consolidano terreni in pendenza e rinverdisce aree incolte e boscaglie. Nei giardini viene utilizzata a scopo ornamentale per le sue foglie autunnali che si tingono di color rosso sangue.
Il legno duro e compatto, (Plinio chiamava il corniolo sanguinello Cornus “femina” per il legno meno duro rispetto a Cornus mas), viene impiegato per costruire manici per attrezzi e bastoni da passeggio. All’inizio del secolo il suo legno duro e bianco veniva bruciato come carbonella.
Dai suoi frutti, poco commestibili, veniva estratto olio per le lampade e i colori per l’industria tintoria. I suoi rami venivano usati per fabbricare cesti.

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SPIREA (GENERE)

Provenienza: Asia sud-orientale  – Famiglia: Rosaceae

Sono un genere di piante arbustive appartenenti alla famiglia delle Rosaceae caratterizzati da fusti sottili, più o meno ramificati ma con aspetto per lo più compatto, foglie decidue, dentate o lobate, spesso picciolate. I fiori sono bianchi o rosati, piccoli e raccolti in vistose infiorescenze, i frutti sono piccole capsule. Fioriscono per lo più all’inizio della primavera. Spiraea era nome usato dagli antichi (dal greco “speira” che significa legaccio) per una pianta così chiamata perché i suoi rami servivano a far corone, ghirlande
Originarie dell’Asia (Cina e Giappone) si sono diffuse in Europa nel 19° secolo a scopo ornamentale. Se ne riconoscono fino a 80 specie differenti, contrassegnate da peculiare forma delle foglie, fioritura, colore, origine. Ci soffermiamo a descrivere la Spirea cantonese perché presente  nel Parco Centrale Martin Luther King e nel giardino della Scuola Marco Polo di Bollate.

SPIREA CANTONENSE (Spiraea cantoniensis)

Sinonimi: Spirea di Canton, spiraea reevesiana – Provenienza: Cina Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate:   Scuola Marco Polo, Parco Centrale

Arbusto perenne a foglie decidue, con rami sottili, leggermente ricurvi all’estremità, con fitta ramificazione. Diffuso per scopi ornamentali raggiunge 1-2 metri di altezza.

Foglie: picciolate, alterne, semplici, lanceolate e irregolarmente dentate nella metà distale, margine seghettato, di colore verde-bluastro, lunghe sino a 6 cm.

Fiori: fioritura primaverile in genere molto abbondante, costituita da corimbi di circa 5 cm con 15-30 fiori a cono di colore bianco neve, uno vicino all’altro con peduncoli molto corti a formare quasi una palla di 5-8 cm. Ciascun fiore ha 5 sepali, 5 petali e numerosi stami e sono leggermente profumati.

Frutti:  è un poli-follicolo formato da 3-5 carpelli (o carpidi) cioè foglie più o meno profondamente modificate che concorrono alla formazione dell’ovario e poi alla copertura del seme.

Utilizzo/Particolarità : per la sua abbondante fioritura primaverile viene utilizzata a scopo ornamentale nei giardini o per creare in poco tempo, data la veloce crescita , bellissime siepi. Se affiancata alla Spirea del Giappone, che presenta una spettacolare fioritura di colore rosa o rosso più tardiva, offrirà un effetto cromatico sorprendente. Se collocate nei pressi di un orto favoriscono l’impollinazione degli ortaggi perché attirano grandi quantità di insetti quali api e farfalle.

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VIBURNO ( Viburnum opulus)

Sinonimi: viburno oppio, palla di neve, pallon di maggio – Provenienza: Eurasiatica – Famiglia: Adoxaceae

Esemplari a Bollate: Parco Camilleri, Forestazione Zandonai

Arbusto eretto, fittamente ramificato, con chioma espansa che può raggiungere i 4 m. Può vivere 30-50 anni. La corteccia è bruno grigiastra chiara a grandi lenticelle, con fenditure verticali, i rami giovani sono glabri, lucidi e flessibili. Diffuso in tutta l’Europa centrale, cresce bene dalla pianura sino a 1500 metri se il terreno è ricco di acqua.

Foglie: decidue, opposte, con lamina palmata a 3-5 lobi o palmata-lobata di 5-12 cm con margine profondamente dentato; pubescenti inizialmente poi lisce con peduncolo rossastro di 2-3cm e due ghiandole nettarifere alla base. In autunno assumono un bel colore rosso-arancione.
(vi sono varietà con foglie non lobate)

Fiori: bianchi a 5 petali riuniti in ampie ombrelle appiattite di 5-10 cm di diametro molto profumate; il giro più esterno delle infiorescenze è costituito da fiori più grandi sterili che servono ad attirare gli insetti, i fiori più interni, più piccoli, sono fertili. Fioritura da maggio a settembre e nella stessa pianta si possono trovare anche i frutti.

Frutti: sono drupe rosse parzialmente tossiche, lucide, di 8 mm di diametro che maturano in agosto, spesso persistenti anche dopo la caduta delle foglie. Le drupe, appetite dagli uccelli,  contengono un solo seme, piatto e cuoriforme.

Utilizzo/Particolarità : Per la facilità di coltivazione, la capacità pollonifera e la bellezza della fioritura sono state selezionati cultivar con fiori molto più globosi e di maggior effetto decorativo ma solitamente sterili.
Ottima per formare siepi campestri per consolidare il terreno lungo le rive dei fiumi.

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WEIGELIA (Weigelia florida )

Sinonimi: Veigela, Vegelia, Diervilla florida – Provenienza: Cina, Giappone – Famiglia: Caprifoliaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale

Al genere Weigela appartengono 10 specie di arbusti decidui a rapida crescita che possono raggiungere i 3 metri di altezza e crescere abbondantemente anche in senso orizzontale. Le Weigela si ibridano con facilità e possono perdere le caratteristiche dei semi. La varietà Florida ben si è adattata bene ai nostri climi e ne sono stati prodotti molti cultivar con fogliame e fiori di colori differenti.

Foglie: opposte, da oblunghe a ovate lunghe 4-6 cm, margine seghettato, apice appuntito. Il colore può variare dal verde scuro al bronzo-rosso della varietà Purpureis o al rosso-rubino della varietà Bristol Ruby. Le foglie della Weigela florida sono pelose nella pagina inferiore, quelle della Weigela japonica su entrambe le facce.

Fiori: tra maggio e luglio sui rami più giovani compaiono fiori tubulosi a 5 petali saldati sino alla metà della lunghezza molto caratteristici, variamente colorati con l’esterno che varia dal rosa pastello al rosa porpora, dal bianco al giallo mentre l’interno è solitamente di colore più chiaro. I fiori sono lunghi 3-4 cm, solitari o raccolti in corimbi di 3-4 elementi.

Il Frutto è una capsula secca contenente numerosi piccoli semi alati.

Utilizzo/Particolarità : per la precoce ed abbondante fioritura viene utilizzata per creare stanze fiorite nei giardini e nei parchi. La fioritura più abbondante si verifica in primavera, tra maggio e giugno, ma si rinnova anche a fine estate, tra agosto e settembre.

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WISTERIA (GENERE)

Provenienza: estremo Oriente – Famiglia: Fabaceae

Con il termine Wisteria o Wistaria o Glicine indichiamo comunemente almeno una decina di arbusti e piante rampicanti provenienti dall’estremo Oriente, così chiamati in onore di un docente tedesco che insegnava nell’Università della Pennsylvania Gaspare Wistar (1761-1818).
Pianta rampicante decidua longeva che può sviluppare rami sottili di alcuni metri in una sola stagione vegetativa. Il tronco, bruno, si attorciglia già dalla base modellandosi al sostegno più vicino e può crescere fino a 20 m in altezza ed estendersi per molti metri in orizzontale. Può essere una pianta molto longeva ed estendersi notevolmente.L’esemplare Monumentale più esteso al mondo è stato piantato nel 1894 e si trova a Sierra Madre nella Contea di Los Angeles (California): occupa una superficie di oltre 0,4 ettari e pesa 250 tonnellate.Le specie più diffuse sono la Wisteria sinensis, la Wisteria floribunda e la Wisteria frutescens

GLICINE (Wisteria sinensis)

Sinonimi: Wisteria chinensis, w.consequana, w. precox  – Provenienza: Cina – Famiglia: Fabaceae

Esemplari a Bollate: Giardino dei Giusti

Pianta rampicante a foglie decidue a rapida crescita, molto vigorosa e longeva che può sviluppare rami sottili di alcuni metri in una sola stagione vegetativa. Cresce avvolgendosi attorno ai sostegni in senso antiorario. E’ la specie più diffusa in Italia.

Foglie: composte, imparipennate, decidue, verde chiaro e densamente pubescenti da giovani; sono costituite da 7-13 foglioline ovali-lanceolate con l’apice acuminato, margine lievemente ondulato.

Fiori: intensamente profumati di colore azzurro-lilla o violetto riuniti in vistosi grappoli pendenti di 20–30 cm, compaiono a fine inverno prima della comparsa delle foglie.  In estate si può assistere ad una seconda fioritura, meno vistosa di quella primaverile. Sono bianchi i fiori della  varietà ‘alba’.

Frutti:   sono dei legumi vellutati di lunghezza variabile, in genere pochi centimetri, che contengono semi marroni, anch’essi vellutati di 1 cm con  saponina (wisterina) tossica se ingerita.

Utilizzo/Particolarità : proveniente dalla Cina è stato importato in Gran Bretagna per la prima volta nel 1816. Molto apprezzata come pianta ornamentale per ricoprire muri, pergolati, recinzioni o arrampicarsi ad alberi o su terrazze grazie al rapido sviluppo ed alla fioritura esuberante. Nel linguaggio dei fiori indica amicizia.

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GLICINE GIAPPONESE  (Wisteria  floribunda )

Provenienza: Giappone — Famiglia: Fabaceae

Pianta simile alla Wisteria Sinensis ma cresce più lentamente ed è meno intensamente profumata. I rami si avvolgono intorno ai sostegni in senso orario. E’ stata importata in Europa dal Giappone nel 1830.

Foglie: composte, imparipennate, formate da 11-19 foglioline ovato-lanceolate, di colore verde-chiaro che compaiono insieme ai fiori.

I Fiori  sono papilionacei, discretamente profumati, di colore rosa o viola-azzurrato; esistono anche varietà bianche o viola o rossi. La fioritura si manifesta in maggio-giugno, più tardivamente della Wisteria sinensis, con stupende infiorescenze a grappolo lunghe 30–60 cm.

GLICINE AMERICANA  (Wisteria  frutescens)

Provenienza: Sud degli Stati Uniti – Famiglia: Fabaceae

E’ storicamente la prima specie di Wistaria ad essere introdotta in Europa, precisamente in Inghilterra nel 1724 dalla Carolina del Sud, tuttavia oggi è meno diffusa perché la fioritura è meno spettacolare delle specie asiatiche.
Rampicante vigoroso si avvolge intorno ai sostegni in senso antiorario come la forma cinese.
Le infiorescenze, prodotte sui rami dell’anno, sono racemi lunghi 5-15 cm (i più corti delle altre specie anche se compatti), con fiori privi di profumo, blu porpora lunghi 2 cm, compaiono in giugno-luglio e la fioritura è più breve.

Ultimo agg.: 09 Mar 2021