BIANCOSPINO COMUNE (Crataegus monogyna)

Sinonimi: Azaruolo selvatico, Spino bianco — Provenienza: Europea — Famiglia: Rosaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale

Arbusto o piccolo albero, a fogliame deciduo, che raggiunge 2-5 m di altezza, raramente i 10 m. Ha una crescita molto lenta e può vivere 500 anni. Presenta una chioma globosa o allungata e tronco sinuoso, con corteccia compatta, liscia di colore grigio-chiaro nelle piante giovani, brunastra che si sfalda a placche negli esemplari vecchi. I ramoscelli laterali terminano frequentemente con spine aguzze lunghe sino a 2 cm.

Le foglie caduche sono alterne, semplici, di colore verde brillante e lucide nella pagina superiore, più chiare nella pagina inferiore, lamina romboidale o ovale, con 3-7 lobi molto profondi (simili al prezzemolo) segno distintivo rispetto al Biancospino Selvatico o a quello di Lavalle. Presenta evidenti brattee alla base del piccolo.

I fiori, profumati, compaiono in maggio-giugno, sono di colore bianco o leggermente rosato, sono ermafroditi, a 5 petali con un solo stilo, riuniti in gruppi.

I frutti (in realtà falsi frutti perché derivano dall’accrescimento del ricettacolo fiorale e non da quello dell’dell’ovario) sono piccoli pomi di circa 7-10 mm di diametro, riuniti in densi grappoli, rossi e carnosi a maturità; contengono un solo nocciolo di colore giallo-bruno.

Particolarità: dai ritrovamenti effettuati si presume che nel Neolitico i semi del Biancospino fossero utilizzati come alimento. Nell’antica Grecia e a Roma il Biancospino era considerato una pianta fortemente simbolica legata alle idee di speranza, matrimonio e fertilità. Il Cristianesimo trasformò la simbologia di questa pianta; presumibilmente la corona di spine di Cristo era di Biancospino, perciò la pianta divenne simbolo di morte e di sorte avversa. L’associazione Biancospino/morte, fu rafforzata dallo sgradevole odore dei fiori di alcune specie europee.

Per saperne di più: Acta Plantarum
Biancospino Comune