FAMIGLIA delle CUPRESSACEAE

Gli alberi della famiglia delle Cupressaceae sono Conifere caratterizzate, tranne alcune eccezioni, da foglie molto piccole a forma di squama (squamiformi) e non aghi come le Pinaceae. Comprende circa 30 generi, quelli più noti sono:

  • Genere Cupressus (dà il nome alla famiglia)
  • Genere Thuja
  • Genere Juniperus (ginepro)
  • Generi Sequoia e Sequoiadendron

Genere Cupressus

Caratteristiche comuni: piante a portamento arboreo ed arbustivo, con chioma riccamente ramificata anche quando la ramificazione è monopodale. Le foglie sono persistenti, squamiformi. La corteccia è generalmente fibrosa. I coni maschili sono piccoli, colorati, su porzioni terminali dei rami. I coni femminili sono formati da strutture squamose che dopo la fecondazione tendono a saldarsi assumendo consistenza legnosa; i semi sono forniti di 2 o 3 ali laterali.

CIPRESSO MEDITERRANEO o COMUNE (Cupressus sempervirens)

Originario dell’Iran e dell’area Orientale del Mediterraneo, è stato introdotto in Italia già dai Fenici e dagli Etruschi. E’ un albero sempreverde che raggiunge i 25 m, raramente i 50 metri negli esemplari più vecchi. Ha un portamento caratteristico piramidale stretto ma vi sono anche varietà con chioma ovale. La corteccia è di colore marrone grigio-bruno con lunghe fessurazioni e il suo legno molto duro è apprezzato per la costruzione di mobili in quanto il suo odore fortemente aromatico lo preserva da tarme e altri parassiti. I rametti si sviluppano in tutte le direzioni (le fronde non sono piatte). I frutti sono delle piccole sfere di colore verde chiaro da giovani, dette galbule, squamate; maturano in circa 2 anni, lignificano e diventano marroni, poi si aprono lungo le fenditure delle squame per far cadere i semi alati (acheni).
È l’albero tipico dei cimiteri perché le sue radici, scendendo a fuso nella terra in profondità invece che svilupparsi in orizzontale (come per le querce e gli altri alberi a chioma larga), non danno luogo a interferenze con le sepolture circostanti.
Il cipresso Monumentale collocato nel chiostro del convento Francescano di Verrucchio (Rimini) è forse il più famoso d’Italia: piantato da San Francesco nel 1200, quando era solo un esile ramoscello, crebbe vigoroso e resistette nei secoli alle bruciature inferte dai soldati francesi nel 1810 e ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Ora la sua chioma è diradata ma si leva ancora orgoglioso da terra per più di 24 metri e il suo fusto presenta una circonferenza di 5,37 m.
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CIPRESSO ARGENTATO (Cupressus arizonica var.glabra)

Sinonimi: cipresso dell’Arizona – Provenienza: Nord America (Arizona, Nuovo Messico) ed Estremo oriente – Famiglia: Cupressaceae

Esemplari a Bollate:  Scuola Marco Polo

E’ una conifera appartenente alla famiglia delle Cupressaceae, alta 15 – 20 m con chioma densa formata da corti rami che si dispongono in tutte le direzioni. La corteccia è bruno rossastra e con gli anni tende a squamarsi.

Foglie:  squamiformi, lunghe circa 2 mm, grigio/azzurre;  se strofinate emanano un odore sgradevole. Nella varietà glabra appare visivamente argentato per la presenza sulle foglie di  pruina (una sostanza cerosa).

Fiori: unisessuali, i maschili sono piccoli coni che si formano a fine estate, i femminili sono macrosporofilli riuniti in coni tondeggianti.

Frutti:  sono strobili legnosi (garbuli) sferici, tipici delle cupressaceae, con diametro da 5 a 25 mm, brevemente peduncolati e riuniti in gruppi;  presentano un colore rosso bruno, in presenza di pruina glaucescente assumono un bel colore argentato (ver. glabra) . I frutti sono formati da 6-8 squame, maturano in due anni e rimangono a lungo sulla pianta. I semi sono allungati con ala stretta.

Utilizzo/Particolarità : viene coltivato essenzialmente a scopo ornamentale. Nel giardino della scuola primaria Marco Polo di Bollate ne sono presenti 6 esemplari molto belli.

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CIPRESSO DI LEYLAND (x Cupressocyparis leylandii)

Sinonimi: Ibrido interspecifico da vivaio inglese — Famiglia: Cupressaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale

Conifera monoica sempreverde, con portamento eretto e colonnare; questo cipresso ibrido presenta una crescita rigogliosa e facilmente supera i 6 m di altezza.  Spesso viene potato e mantenuto come una siepe. Due esemplari sono presenti nel Parco Centrale di Bollate.

Le foglie sono squamate, appuntite, piccole, molto fitte, di colore verde scuro disposte su un unico piano (a differenza del cipresso comune) che danno alla chioma un aspetto compatto, folto e regolare.

I coni maschili sono piccoli, marrone chiaro, su porzioni terminali dei rami (vedi figura).

I coni femminili bruno scuri larghi da 1,5 a 2 cm hanno ciascuno 8 squame. Dopo l’impollinazione si sviluppano in strobili (o galbuli) subsferici, marroni.

Utilizzo/Particolarità: molto vigoroso e rustico, tollera la siccità, il freddo (fino a -15 °C) ed anche l’inquinamento atmosferico; viene utilizzato, per la sua crescita molto rapida e la densità del fogliame, per siepi o schermature.
Il suo legno molto duro è utilizzato per la costruzione di mobili in quanto il suo odore aromatico lo preserva dalle tarme.

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CALOCEDRO  (Calocedrus Decurrens )

Sinonimi: Cedro dell’incenso, Libocedro, Thuja gigante  – Provenienza : America nord-occidentale (California-Oregon)  – Famiglia: Cupressaceae

Esemplari a Bollate: via Repubblica

 Conifera sempreverde ad alto fusto che nelle zone di origine può essere imponente (monumentale) raggiungendo i 40-60 metri di altezza e 3 metri di diametro del tronco; nelle zone di importazione come in Europa in genere presenta dimensioni più contenute . E’ caratterizzato da una chioma piramidale, slanciata, di un bel verde vivo; i rametti si dispongono su un unico piano (appiattiti) come nelle tuie. La corteccia è bruno rossiccia (talora simile al mogano) inizialmente liscia, con l’età diviene grigiastra fessurandosi in profondi solchi longitudinali. L’apparato radicale presenta un’ampia estensione sia in direzione verticale che orizzontale e alcune radici possono fuoriuscire dal terreno.

Foglie squamiformi sono di colore verde brillante, lunghe dai 2 ai 15 mm, molto aderenti ai rametti. Stropicciate emanano un ottimo aroma resinoso.

Fiori:  i coni maschili sono piccoli, gialli, terminali. I coni femminili, laterali, riuniti in grappoli, si trasformano in galbuli dalla caratteristica forma ovoidale allungata, lunghi fino a 35 mm, pendenti verso il basso,  formati da quattro (raramente sei) squame inizialmente di verde chiaro poi progressivamente più scure rosso-brune.

Frutti: a maturazione, dopo circa 8 mesi dall’impollinazione anemofila,  le squame esterne si aprono liberando ciascuna due semi forniti di ali laterali; le squame interni rimangono al centro ed il frutto quindi un tipico aspetto a “becco di papera” con la “lingua” centrale, che differenzia il calocedro dalla tuia occidentale.

Utilizzo/Particolarità :  introdotto in Europa nel 1800 a scopo ornamentale, è pregiato per il legno e le foglie profumate, tanto da essere chiamato albero dell’incenso. E’ anche ampiamente impiegato in falegnameria e nella realizzazione di mobili. Negli Stati Uniti era uno dei principali materiali utilizzati per la realizzazione di matite.

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Genere Thuja

Caratteristiche comuni: comprende alcune specie arbustive o arboree, anche di grandi dimensioni, sempreverdi, monoiche, della famiglia delle Cupressaceae. Presentano chioma conica, corteccia fessurata colore rosso cannella, rametti disposti su un unico piano (appiattiti a ventaglio) , foglie squamose, i frutti galbuli legnosi. Legno duro con molta resina. Vengono chiamate Tuia, che deriva dal greco e significa “cedro”, per il caratteristico odore del legno.
Sono usate soprattutto a scopo ornamentale ma anche come fitoterapici perché contengono tannini, oli essenziali e flavonoidi.

TUIA ORIENTALE ( Thuja orientalis  o Platycladus orientalis)

Origine: Manciuria e Corea, introdotta in Europa verso la metà del 1700 – Famiglia: Cupressaceae

Esemplari a Bollate:  Scuola Marco Polo, Scuola Montessori, via Repubblica

Arbusto o albero che nelle nostre regioni non supera 8 metri di altezza, può ramificare già alla base. Chioma di colore verde brillante. Presenta rametti leggermente appiattiti, identici su ambo le facce, disposti sullo stesso piano a formare ventagli verticali o obliqui; si differenzia dalla Thuja occidentalis per la presenza di foglie rivolte verso l’alto. Un bel esemplare è presente all’ingresso del giardino della Scuola Montessori di Bollate.

Le foglie sono squamiformi triangolari ad apice acuto, opposte, strettamente adese ai rametti.

I fiori (coni) maschili sono piccoli ed apicali di colore bruno-rossiccio.

I coni femminili sono verdi globosi.

Frutti sono piccoli strobili (pigne) definiti anche garbuli, ovali di circa 1,5 cm, inizialmente verde-bluastro chiari, poi bruni; hanno poche squame arricciate e l’apice appare come uncinato (differenziale dalla Tuia occidentale e dal Calocedro). Si aprono a maturazione per lasciar cadere i semi e rimangono attaccati a lungo ai rami.

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TUIA OCCIDENTALE ( Thuja occidentalis o Platycladus occidentalis)

Sinonimi: cedro bianco, albero della vita — Origine: Nord America e del Canada – Famiglia: Cupressaceae

Esemplari a Bollate:  Scuola Marco Polo

Albero sempreverde, con la chioma piramidale, ad accrescimento piuttosto lento tanto che può impiegare oltre 150 anni per raggiungere i 15 metri di altezza. La corteccia dei rami è fibrosa. Si confonde facilmente con il calocedro, se ne differenzia quasi esclusivamente per la forma dei garbuli (o strobili) a maturazione.

Foglie squamiformi disposte su quattro file di colore verde scuro sulla pagina superiore e verde-giallastro su quella inferiore. I rametti, leggermente appiattiti, sono disposti sullo stesso piano a ventaglio, orizzontali, per lo più penduli ; se strofinati emanano un profumo di mele.

I fiori maschili sono piccoli ed apicali, colorati; i fiori femminili sono prima gialli e poi bruni. La fioritura avviene tra marzo ed aprile.

I frutti sono strobili ovoidali di 10-15 mm di lunghezza, di colore rosso-brunastri, formati da 6-8 squame ad apice liscio che a maturità si aprono a rosetta con squame arrotondate e prive di uncini (a differenza della Tuia orientale) e senza l’aspetto a “becco di papera  del calocedro.
Il legno veniva utilizzato di frequente dagli indiani d’America per la resistenza, leggerezza e durevolezza che lo rende adatto a diversi lavori, come la costruzione di case e di canoe.

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Genere Juniperus

I Ginepri, non comuni nella nostra zona perché vivono soprattutto in zone aride lungo le coste del Mediterraneo o in alta montagna, hanno per lo più foglie aghiformi lineari pungenti, riunite in verticilli di 3. Le specie presenti in Italia sono: il Ginepro comune (Juperius communis) il Ginepro coccolone (Juperius oxycedrys), il Ginepro sabina (Juperius sabina).

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FAMIGLIA delle TAXODIACEAE

Comprende le Sequoia qui ricordate perchè sono gli alberi più alti del mondo e sono presenti in alcuni parchi o giardini della nostra zona a scopo ornamentale. Riconosciamo:

  • La Sequoia giganteSequoiadendron giganteum  caratteizzata da aghi molto brevi come i cipressi (ad Arese).
  • La Sequoia sempreverdeSequoia sempervirens  con aghi più lunghi appiattiti a doppio pettine come i tassi (esemplare giovane nel giardino di Villa Venino di Novate)
Per saperne di più della Sequoia gigante : Wikipedia   –  della Sequoia sempreverde: Wikipedia

FAMIGLIA delle TAXACEAE

La famiglia delle Taxaceae comprende 3-5 generi; in Italia è presente quasi esclusivamente il Taxus baccata, un albero o arbusto a lenta crescita, solitamente longevo, molto utilizzato in parchi e giardini anche se è velenoso.

TASSO  ( Taxus baccata )

Sinonimi: albero della morte  – Provenienza: Europa settentrionale, Nord Africa e Caucaso – Famiglia: Taxaceae

Esemplari a Bollate:  Scuola Marco Polo, via Repubblica

E’ una conifera sempreverde a lenta crescita con portamento arbustivo o albero che può raggiungere i 15–20 metri di altezza; è fra gli alberi più longevi e in Italia vi sono esemplari di centinaia o addirittura migliaia di anni. Presenta una chioma globosa irregolare con rami molto bassi,  corteccia bruno rossastra, inizialmente liscia, che con il passare degli anni diventa rugosa, si fissura e si solleva in placche.

Foglie:  aghiformi appiattite, lunghe circa 1,5-3 cm e larghe pochi mm, di colore verde molto scuro nella parte superiore, più chiare inferiormente, sono inserite direttamente sui rami in file opposte a doppio pettine, leggermente pendenti; contengono sostanze velenose.

Fiori:  è una pianta dioica cioè i fiori maschili e quelli femminili sono portati da piante differenti. I fiori maschili sono sessili riunti in piccoli amenti e producono nuvole di polline (impollinazione anemofila), quelli femminili sono poco evidenti, solitari, posti all’estremità dei rami.

Frutti:  derivano dalla trasformazione degli amenti femminili, maturano in circa un anno, sono costituiti da un solo seme ricoperto da strato carnoso zuccherino, rosso a maturazione, unica parte della pianta non velenoso, definita “arillo” (sembra una bacca ma deriva dai tegumenti dell’ovulo). Il frutto rosso acceso attira gli uccelli che lo mangiano, ne digeriscono la polpa zuccherina ed eliminano i semi con gli escrementi disperdendoli a distanza. I semi così “attivati”, sparsi sul terreno, possono dare origine ad una nuova pianta anche dopo 2-3 anni.

Utilizzo/Particolarità : per la sua lenta crescita, la bella chioma, viene utilizzato come albero ornamentale in luoghi di culto e di sepoltura.
Il legno del Tasso è utilizzato in ebanisteria per le sue caratteristiche di elasticità e robustezza; sin dalla preistoria veniva usato per la costruzione di archi da caccia. Era di Tasso infatti l’arco della mummia del Similaun, nota anche con il soprannome di Otzi, ritrovata tra i ghiacci alpini nel 1991 e risalente circa a 3300 a.C. I reperti sono ora conservati nel Museo Archeologico di Bolzano.
Semi e foglie sono molto velenose a causa della “tassina”, che tuttavia viene utilizzata per produrre potenti farmaci chemioterapici.
Il termine “tossico” per una sostanza velenosa deriva proprio da nome della pianta di tasso.

Fra i Tassi Monumentali in Italia ricordiamo:

  • il Tasso dell’Eremo di Avellana nel comune di Serra Sant’Abbondio (PU), citato da Dante nel XXI canto del Paradiso;
  • il Tasso di Cavandone (VB) che pare esistesse già all’epoca della peste del 1630.
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Ultimo agg.: 26 Nov 2021

Famiglia delle Cupressaceae e Taxaceae