IPPOCASTANO (Aesculus hippocastanum)

Sinonimi: castagno o marrone d’India –  Provenienza: Balcani e regione caucasica  – Famiglia: Sapindaceae/Hippocastanaceae

Esemplari a Bollate: Parco Centrale, Scuola Marco Polo

Non ha nessuna parentela botanica con il castagno.  Cresce rapidamente e può raggiungere anche i 30 m d’altezza con una chioma fitta, maestosa, a cupola negli esemplari vecchi che raggiunge 15 di diametro. La corteccia è bruno-grigia, liscia nei giovani alberi , diventa scura con l’età e presenta squame spesse, fissurate alla base. I rami si dipartono dal tronco a candelabro ascendenti, pubescenti (ricoperti da peluria).

Foglie:  opposte, grandi (sino a 20-25 cm) con un lungo picciolo (10-15 cm), decidue, composte digitate con  5-7 foglioline allungate, obovate, brevemente appuntite con nervature ben evidenti e margine grossolanamente dentellato. La faccia superiore della foglia è verde scuro, quella inferiore è verde chiara tomentosa in corrispondenza delle nervature. In autunno le foglie assumono un bel colore giallo-bruno.

Fiori: grandi infiorescenze piramidali erette a candelabro, lunghe  20-30 cm che compaiono dopo le foglie in aprile-maggio. I fiori sono bianchi con all’interno del calice macchie gialle che diventano rosse quando sono impollinate. I fiori possono essere ermafroditi o unisessuali,  intensamente profumati.  Nella varietà “carnea”  i fiori sono  di colore rosa-rosso.

Frutti: ricordano quello dei castagni,  sono infatti grossi ricci, verdastri ricoperti da corte spine, che si aprono in autunno per liberare 2-3 grossi semi bruni, lucidi (castagne matte) non commestibili per gli uomini (le vere castagne invece sono dei frutti). Dopo la caduta dall’albero il riccio solitamente si decompone velocemente e non lascia tracce evidenti nell’anno successivo.

Utilizzo/Particolarità: importato dai paesi balcanici nel 16° secolo si è ben acclimatato nelle nostre regioni e viene utilizzato nell’arredo di viali e parchi cittadini per la sua fioritura bella e profumata e per l’ombra fitta della sua chioma. Recentemente questi alberi sono stati attaccati dalla larva di una farfalla ( Cameraria ohridella) chiamata comunemente minatrice dell’ippocastano che nutrendosi della linfa delle foglie porta a morte l’albero in una stagione.
Dai fiori si ricavano prodotti di profumeria. Il suo legno non pregiato viene utilizzato per piccoli lavori artigianali. Dalla corteccia si estraggono un tannino e una resina, dai semi si ricava l’escina utile come antiinfiammatorio e tonico per le pareti venose.

Nel nostro parco sono presenti quattro giovani ippocastani  collocati nella propagine del parco verso via Repubblica e via Zandonai ed un esemplare di varietà carnea all’ingresso del Parco da via Attimo.

Per saperne di più: Acta Plantarum ————– Wikipedia

Ultimo agg.: 27 Gen 2021

Famiglia delle Sapindaceae / Hippocastanaceae